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“Dolce vita”: la distanza che separa Zelensky dal suo popolo è quella tra Kiev e Forte dei Marmi

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Su “La Nazione” (quotidiano toscano) qualche giorno fa veniva diffusa, con tanto di foto in allegato, la notizia secondo cui la signora Zelensky sarebbe stata avvistata (pare) a Forte dei Marmi, nei giorni scorsi.

A Forte dei Marmi, come è noto, il guitto prodotto in vitro a Washington alias Zelensky, aveva tempo addietro acquistato una villa per parecchi milioni di euro. La notizia, sia chiaro, sia della villa sia della First Lady (come usa dire) di Zelensky avvistata a Forte dei Marmi, non deve essere oggetto di un commento da gossip degno dei rotocalchi patinati, che chiacchierano di tutto e non affrontano alcun problema, che fanno valere quella che direbbe Martin Heidegger la chiacchiera (ossia il parlare di tutto senza approfondire alcunché).

Al contrario questa notizia deve, almeno a giudizio di chi vi sta parlando, essere resa oggetto di un’analisi geopolitica. Sì, avete capito bene, un’analisi geopolitica e più in generale legata alla guerra mediatica contemporanea. In sintesi, è questo che voglio sottolineare: mentre il popolo ucraino soffre, subisce la guerra, vive di stenti ed è costretto ad abbandonare le proprie dimore, il suo presidente e la sua consorte sono altrove. Ella, come si diceva poc’anzi, passeggia spensierata, cinta da noia patrizia, sul lungomare altolocato di Forte dei Marmi, fortilizio della dolce vita per ceti abbienti.

Il guitto Zelensky, per parte sua, appare continuamente – lo sappiamo – in televisione o a premiazioni globaliste, in interviste mediatiche e in collegamenti telematici col mondo intero. Insomma, ciò che emerge dal contegno – tanto del guitto Zelensky quanto da quello della sua consorte – è una siderale distanza dal popolo. Una siderale distanza che rivela una volta di più come il guitto Zelensky, prodotto in vitro a Washington se non a Hollywood, non si stia battendo per il popolo ucraino ma stia di fatto portando avanti l’interesse atlantista in Ucraina. Egli è, parafrasando la nota serie televisiva che lo vide protagonista, non già Servant of The People (servo del popolo) bensì Servant of The American Ruling Class (servo della classe dominante americana). Come ho più volte evidenziato – il guitto Zelensky, attore nato con la “n” maiuscola – non combatte pro domo sua, combatte pro domo USA. E qual differenza intercorre tra il suo modus operandi e quello di un vero eroe quale fu Allende, che combatté fino alla morte in difesa del suo popolo e della sua democrazia socialista in Cile. Ma si sa Allende non combatteva a fianco degli americani, anzi subì uno squallido golpe atlantista con Pinochet, laddove invece Zelensky è una marionetta mossa da Washington, che semplicemente lotta, non già per l’autonomia, la sovranità e la libertà dell’Ucraina, bensì per far si che l’Ucraina passi integralmente sotto le insegne di Washington e quindi favorisca il compito che Washington si è assegnata: occupare gli spazi limitrofi alla Russia con basi Nato e poi fare scacco matto al Cremlino per sostituire Putin con un fantoccio analogo a Zelensky, magari con Navalny, che garantisca il fatto che finalmente, dal punto di vista di Washington, la Russia sia solo un’espressione geografica, solo una sorta di dépendance degli Stati Uniti d’America.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro

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