DL Sicurezza: CDM corre ai ripari, nuove regole per rimpatrio volontario e compensi professionisti

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ROMA – Si amplia la platea dei rappresentanti che possono assistere i migranti, viene meno il ruolo centrale del Consiglio Nazionale Forense e sono previsti oltre 1,4 milioni di euro per il triennio 2026-2028 destinati a finanziare i compensi dei professionisti. Queste le principali novità contenute nel testo correttivo del decreto sicurezza, approvato nel Consiglio dei ministri ”lampo” di oggi.

Il provvedimento interviene per adeguare la normativa dopo i rilievi del Quirinale sul decreto sicurezza originario, nel frattempo approvato oggi alla Camera.La norma varata in Cdm (composta da due articoli) riforma l’istituto del rimpatrio volontario assistito, intervenendo con urgenza sulla disciplina dell’immigrazione per potenziare l’efficacia dei rimpatri volontari, considerati uno “strumento alternativo e complementare alle procedure coercitive di allontanamento dello straniero”, si legge nel testo.

L’obiettivo dichiarato nella relazione illustrativa è quello di favorire un “rientro consapevole e volontario del cittadino di Paese terzo”, riducendo contestualmente “il ricorso a misure restrittive della libertà personale”. La modifica più significativa riguarda l’articolo 14-ter del Testo Unico sull’Immigrazione. Il decreto stabilisce che le parole “con il Consiglio nazionale forense” siano soppresse, eliminando di fatto il monopolio o il ruolo di coordinamento finora affidato all’organo di rappresentanza degli avvocati.

La nuova norma punta ad “ampliare la platea dei rappresentanti che, avendo prestato assistenza qualificata ai migranti” siano “legittimati a ricevere un compenso”. I nuovi criteri per l’individuazione di questi rappresentanti e per la corresponsione degli emolumenti saranno definiti con un apposito decreto del Ministro dell’interno, da adottarsi “entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto”.

Il provvedimento introduce un sistema di remunerazione certo per chi assiste lo straniero nella richiesta di rimpatrio. Secondo l’articolo 1, comma 1, lettera c): “Al rappresentante munito di mandato, che ha fornito assistenza allo straniero” è riconosciuto, “a conclusione del procedimento medesimo, un compenso pari alla misura del contributo economico per le prime esigenze”. Tale cifra è stata quantificata in 615 euro per ogni pratica. Per sostenere questi costi, il governo ha stimato una spesa di 281.055 euro per l’anno 2026 e di 561.495 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028. La relazione tecnica chiarisce che il calcolo si basa su una media annua di circa 830 adesioni ai programmi di Rva registrata nel triennio precedente, incrementata del 10% (pari a circa 83 richieste in più all’anno) per via dell'”eventuale effetto incentivante del previsto riconoscimento in favore dei rappresentanti” di un compenso economico. La copertura degli oneri avverrà in parte tramite l’abrogazione di precedenti disposizioni (il comma 2 dell’art. 30-bis del dl 23/2026) e in parte mediante la riduzione degli stanziamenti del fondo speciale di parte corrente del Ministero dell’economia e delle finanze. Il decreto entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

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