di Paolo Limonta*
Vogliamo davvero credere che la soluzione per la sicurezza nelle scuole siano misure autoritarie? Se pensiamo di risolvere il disagio e il malessere di ragazze e ragazzi con i sensori all’ingresso, significa che abbiamo smesso di guardarli negli occhi e capirli nel profondo. Significa che abbiamo perso e fallito, da adulti credibili, davanti alle generazioni più giovani.
Il dibattito polarizzante sull’introduzione dei metal detector nelle scuole, che secondo recenti dichiarazioni del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sarebbero già in fase di sperimentazione, è solo uno spunto, un dettaglio di un discorso molto più ampio su cui vorrei porre l’attenzione e la riflessione a beneficio di tutte e tutti noi.
Lo sappiamo bene, i problemi sociali fanno notizia: penso ai recenti, gravissimi episodi che hanno scosso l’opinione pubblica in queste settimane, dai fatti di La Spezia al fenomeno dilagante del bullismo e cyberbullismo, dal malessere psicologico e sociale che sfocia in aggressioni di gruppo, e altro ancora. Ogni volta che la cronaca ci sbatte in faccia questa realtà, la reazione segue un copione identico: indignazione, richiesta


