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La primavera è alle porte, ma la neve è già finita: in Italia deficit del 63%
A pochi giorni dall’arrivo ufficiale della primavera, la siccità alimentata dalla crisi climatica sta portando l’Italia a chiudere la stagione “fredda” con un deficit di neve pari al 63%: una diminuzione significativa che interessa tanto gli Appennini quanto le Alpi, soprattutto a basse quote.
Secondo le stime elaborate dalla Fondazione Cima (Centro internazionale in monitoraggio ambientale), la situazione è peggiore rispetto allo scorso anno, pure già molto siccitoso.
Dal punto di vista delle attività economiche, è la carenza di neve sulle Alpi a preoccupare di più. Sono questi monti, infatti, a fornire l’acqua dolce al bacino del Po, che ospita circa la metà delle risorse idriche italiane: complessivamente, stimiamo che sulle Alpi il deficit sia, a oggi, di -69% rispetto alla media degli ultimi 12 anni. Guardando al solo fiume Po, il deficit si attesta a -66%. Entrambi dati peggiori, quindi, rispetto al deficit nazionale di -63% – dato che, inoltre, rappresenta un peggioramento rispetto alle analisi di metà febbraio, dovuto soprattutto alle temperature via via sempre più miti
«Dobbiamo chiederci – argomenta Francesco Avanzi, ricercatore Cima – Che cosa abbiamo imparato dai precedenti deficit di neve? Innanzitutto, che le scarse risorse idriche nevose spesso portano a un calo della produzione di energia idroelettrica su scala alpina. In secondo luogo, che gli anni caldi e siccitosi come il 2022 vedono meno neve ma anche un maggiore fabbisogno di acqua per l’irrigazione, come suggeriscono i dati della Regione autonoma Val d’Aosta, analizzati in collaborazione con Arpa Val d’Aosta. È una “tempesta perfetta” per le nostre montagne, che forniscono meno neve proprio quando avremo bisogno di più acqua del solito».
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Rigassificatore di Piombino, Wwf e Greenpeace contro il rinvio dell’udienza al Tar
Wwf Italia e Greenpeace Italia sono intervenute ad adiuvandum nel giudizio promosso dal Comune di Piombino contro la scelta di installare una nave gasiera nel porto della città toscana, esprimendo a più riprese la motivata preoccupazione per gli impatti ambientali e per la salute umana che le opere a terra necessarie per la realizzazione del rigassificatore - per non parlare della messa in esercizio - avrebbero avuto su un’area di grande valenza naturalistica protetta a livello nazionale e internazionale e sui suoi cittadini.
Le due associazioni, patrocinate nel ricorso dall’avv. Andrea Filippini del Foro di Arezzo, hanno stigmatizzato la mancata la valutazione dei rischi per l’ambiente (ad iniziare dalla Via) e per le persone, soprattutto con riferimento ad un’intera fase della vita dell’opera, quella off-shore, completamente esclusa nella considerazione del progetto.
Nelle memorie difensive prodotte è stata evidenziata la scarsissima attenzione prestata allo studio delle emissioni e degli inquinanti, che pure avrebbero meritato maggiori approfondimenti istruttori, come peraltro sottolineato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).
Per non parlare, poi, della preoccupante sottovalutazione di tutte le prescrizioni al progetto elaborate dall’Istituto superiore di sanità (Iss), parimenti dimenticate nella valutazione della conferenza dei servizi da parte del commissario straordinario di governo per il rigassificatore di Piombino.
Wwf Italia e Greenpeace Italia ritenevano che l’udienza di merito fissata davanti al Tar del Lazio - Roma mercoledì scorso fosse dunque il momento giudiziario giusto per fare emergere, nella opportuna sede di merito, le gravissime carenze del progetto che sono palesi e sotto gli occhi di tutti.
Appare incomprensibile che la Snam abbia fatto richiesta di rinvio: non si può non rilevare come si sia in presenza di una specie davvero strana di asserita “urgenza”, che da un lato consente di derogare in via eccezionale ed appunto “d’urgenza” a tutte le procedure ordinarie che normalmente sarebbero previste a tutela della salute umana e dell’ambiente, mentre dall’altro - in sede processuale, quando arriva il momento di mettere in luce tutte le manchevolezze del progetto - tanto “urgenza” non vi è, visto che sia la Snam che il commissario Giani hanno ritenuto di dover chiedere un rinvio, legittimo ma poco in linea con un commissariamento.
di Wwf Italia e Greenpeace Italia
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Efficienza energetica, ristrutturare gli edifici è importante per lavoro e imprese quanto per il clima
Dopo il primo via libera ricevuto dalla Commissione Itre dell’Europarlamento lo scorso 9 febbraio, la nuova direttiva sull’efficientamento energetico degli edifici è attesa alla prova della plenaria la prossima settimana.
Nonostante le resistenze manifestate dal Governo italiano, si tratta di un terreno dove ambientalisti e mondo dell’industria possono trovare convergenze comuni, come mostra plasticamente il focus odierno realizzato sul tema dal Kyoto club insieme a Daikin.
«Vogliamo dare una modesta risposta alla dilagante disinformazione che vediamo quotidianamente su programmi, giornali, riviste e social media – dichiara Antonio Bongiorno, marketing general manager di Daikin air conditioning Italy – Ad esempio si dice che l’elettrificazione dei consumi per il riscaldamento tramite pompe di calore consegnerebbe questo business ai produttori extra-europei, quando in realtà l’industria delle pompe di calore e delle altre tecnologie rinnovabili può ormai definirsi a pieno diritto europea».
Più in generale, adottando la proposta di direttiva ci sarebbero – argomentano dal Kyoto club – considerevoli vantaggi per il nostro paese; innanzi tutto diventeremmo meno dipendenti dai combustibili fossili, per lo più acquistati e importati da paesi dal fragile equilibrio politico-sociale (in Italia si consumano oltre 32 miliardi di m3 di gas per riscaldare le nostre abitazioni).
Ci sarebbe poi un innegabile vantaggio per le imprese italiane del settore della climatizzazione: con un piano ben definito e di lungo termine, esse potranno investire con maggior fiducia in ricerca, sviluppo e produzione di prodotti e dispositivi meno inquinanti e più efficienti, mantenendo così quella posizione di eccellenza a loro riconosciuta a livello mondiale.
Non vanno infine dimenticate le famiglie: per quelle di oggi, arriverebbe un importante aiuto contro il caro bollette ed al contempo vedrebbero valorizzarsi il proprio patrimonio immobiliare (la casa è sempre più il principale bene di rifugio degli italiani); le famiglie di domani si alleggerirebbero invece di una parte dei tanti debiti ambientali che la nostra e le passate generazioni hanno accumulato.
Non vanno inoltre dimenticate le ricadute indirette. Secondo quanto riportato dalla Lettera di imprese e investitori sulla Direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici dell’European alliance to save energy (Eu-Ase) affrontare il problema dell'inefficienza del patrimonio edilizio dell'Ue può anche essere uno stimolo positivo alla crescita: per ogni milione di euro investito nella ristrutturazione energetica degli edifici, vengono creati in media 18 posti di lavoro locali e a lungo termine.
Recenti modelli economici dimostrano inoltre che il rinnovamento del parco edilizio europeo con misure di efficienza energetica come l'isolamento termico, l'allacciamento a efficienti sistemi di teleriscaldamento e raffreddamento efficienti e l'elettrificazione della fornitura di riscaldamento con pompe di calore contribuirà a creare 1,2 milioni di posti di lavoro netti in più e un aumento del Pil dell'1% entro il 2050.
«Il settore edilizio è responsabile del 40% del consumo totale dell’energia e del 36% delle emissioni a effetto serra nell’Ue. Nel 2020, circa 36 milioni di europei non sono stati in grado di mantenere le loro case al caldo a causa di redditi bassi, spese energetiche elevate e scarsa efficienza degli impianti e degli edifici. Numeri che – argomenta il direttore del Kyoto club, Sergio Andreis – potrebbero aumentare sensibilmente a causa della crisi energetica in atto. È necessario che l’Unione europea predisponga una legislazione chiave nell’ambito del pacchetto Fit for 55 per decarbonizzare il settore, migliorare le prestazioni del costruito favorendone la trasformazione digitale e abbattere la povertà energetica. Esortiamo pertanto l'Aula, e in particolare gli eurodeputati italiani, ad assumere una posizione saggia e a dare il proprio voto favorevole in occasione della sessione plenaria prevista per i prossimi 13-16 marzo».
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I bombi imparano nuove tendenze comportamentali osservando e imparando dagli altri
Lo studio “Bumblebees acquire alternative puzzle-box solutions via social learning”, pubblicato su PLOS Biology da un team di ricercayori della Queen Mary University di Londra, dimostra che l'apprendimento sociale porta i bombi asd assumere nuovi comportamenti, anche per quel che riguarda il procurarsi il cibo.
Per stabilirlo, i ricercatori hanno realizzato una serie di esperimenti progettando una scatola di puzzle a due opzioni che potrebbe essere aperta spingendo una linguetta rossa in senso orario o una linguetta blu in senso antiorario per rivelare una ricompensaUna soluzione di saccarosio al 50%.
I bombi "dimostratori" sono stati addestrati a utilizzare le linguette rosse o blu, mentre i bombi "osservatori" guardavano. Quando è stato il turno degli osservatori di risolvere il puzzle, hanno scelto a grandissima maggioranza di utilizzare lo stesso metodo che avevano visto funzionare, anche dopo aver scoperto l'opzione alternativa. I ricercatori evidenziano che «Questa preferenza per l'opzione insegnata è stata mantenuta da intere colonie di bombi, con una media del 98,6% di aperture di scatole effettuate con il metodo insegnato».
L'importanza dell'apprendimento sociale per l'acquisizione di soluzioni di puzzle box è stata dimostrata anche attraverso il gruppo di controllo, che mancava di un dimostratore. Alla Queen Mary University spiegano che «In questo gruppo, alcuni bombi sono riusciti ad aprire le scatole - puzzle, ma lo hanno fatto molte meno volte rispetto a quelle che avevano tratto vantaggio dal vedere prima farlo a un altro bombo. Il numero medio di scatole aperte in una giornata dai bombi osservatori che avevano prima osservato una dimostratrice è stato di 28 al giorno, mentre per la colonia di controllo è stata di solo una.
In un ulteriore esperimento, i ricercatori hanno inserito dimostratori "blu" e "rossi" nelle stesse popolazioni di bombi. Nella prima popolazione, il 97,3% dei 263 casi di apertura di scatole da parte degli osservatori entro il 12esimo giorno ha utilizzato il metodo rosso. Nella seconda popolazione, gli osservatori hanno preferito il metodo blu al rosso in tutti i giorni tranne uno. «In entrambi i casi . fanno notare i ricercatori – questo ha dimostrato in primo luogo come una tendenza comportamentale potrebbe emergere in una popolazione, per la maggior parte, a causa del ritiro dei bombi esperti dal foraggiamento e dell'arrivo di nuovi apprendisti, piuttosto che delle api che cambiano il loro comportamento preferito».
Risultati simili con esperimenti simili sono stati utilizzati in specie come primati e uccelli per capire se, come gli esseri umani, sono capaci di tramandare una cultura. Gli scienziati britannici sottolineano che «Se anche i bombi sono capaci di questo, ciò potrebbe potenzialmente spiegare l'origine evolutiva di molti dei complessi comportamenti osservati tra gli insetti sociali. Potrebbe essere possibile che ciò che ora appare istintivo possa essere stato socialmente appreso, almeno in origine».
L’autrice principale dello studio, Alice Bridges, ha evidenziato che «I bombi e, in effetti, gli invertebrati in generale, non sono noti per mostrare fenomeni simili alla cultura in natura. Tuttavia, nei nostri esperimenti, abbiamo visto la diffusione e il mantenimento di una "tendenza" comportamentale in gruppi di bombi, simile a quanto osservato nei primati e negli uccelli. I repertori comportamentali di insetti sociali come questi bombi sono tra i più intricati del pianeta, ma si pensa che la maggior parte di essi sia ancora istintiva. La nostra ricerca suggerisce che l'apprendimento sociale potrebbe aver avuto un'influenza maggiore sull'evoluzione di questo comportamento di quanto immaginato in precedenza».
Lars Chittka, professore di ecologia sensoriale e comportamentale alla Queen Mary University di Londra e autore del libro "The Mind of a Bee", conclude: «Il fatto che le api possano osservare e imparare, e quindi prendere l'abitudine di quel comportamento, aggiunge al numero sempre crescente di prove che sono creature molto più intelligenti di quanto molte persone credano. Tendiamo a trascurare le “civiltà aliene” formate da api, formiche e vespe sul nostro pianeta, perché sono piccole e perché, a prima vista, le loro società e costruzioni architettoniche sembrano governate dall'istinto. Tuttavia, la nostra ricerca dimostra che le nuove innovazioni possono diffondersi come i meme dei social media attraverso le colonie di insetti, indicando che possono rispondere a sfide ambientali completamente nuove molto più velocemente rispetto ai cambiamenti evolutivi, che richiederebbero molte generazioni per manifestarsi».
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Efficienza energetica, raggiunto in Ue un primo accordo sulla revisione della direttiva
Il Consiglio e il Parlamento europei hanno raggiunto oggi un accordo politico provvisorio in merito alla revisione della direttiva sull’efficienza energetica, introducendo un obiettivo vincolante al 2030 di riduzione dei consumi finali pari ad almeno l’11,7% in più rispetto alle previsioni del 2020.
Questo comporta un limite massimo al consumo energetico finale dell'Ue pari a 763 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) e di 993 Mtep per il consumo primario (dato che oltre all’energia consumata dagli utenti finali, ricomprende anche quella utilizzata per produrre e fornire energia).
Affinché questi target diventino certi, è necessario attendere l’approvazione formale dell’accordo da parte del Consiglio e Parlamento europei, necessari prima di arrivare alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
L’accordo provvisorio rappresenta comunque un passo avanti rispetto all’attuale versione della direttiva sull’efficienza energetica, in vigore dal 2018, che fissa l’obiettivo di ridurre il consumo di energia primaria e finale del 32,5% entro il 2030, rispetto alle previsioni del 2007.
«Siamo riusciti a spingere gli Stati membri verso obiettivi di efficienza energetica molto più ambiziosi – dichiara il relatore dell’Europarlamento, il danese Niels Fuglsang – È un accordo positivo non solo per il nostro clima, ma anche negativo per Putin. Per la prima volta in assoluto, abbiamo un obiettivo per il consumo di energia che gli Stati membri sono obbligati a rispettare».
Tutti i Paesi Ue, Italia compresa, sono infatti chiamati a dettagliare come intendono contribuire al raggiungimento dell’obiettivo europeo all’interno dei propri Piani nazionali integrati energia e clima (Pniec); anche quello italiano, nato già vecchio nel 2020, dovrà essere aggiornato entro giugno.
In base all'accordo provvisorio raggiunto oggi tra Consiglio e Parlamento europei, l' obbligo annuale di risparmio energetico quasi raddoppia: agli Stati membri sarà richiesto di ottenere ogni anno un risparmio medio dell'1,49% nei consumi finali di energia dal 2024 al 2030, rispetto all'attuale livello dello 0,8%.
Il comparto pubblico è quello chiamato a dare per l’esempio per primo: nell’accordo provvisorio è infatti stato concordato un obbligo specifico per il settore pubblico, che dovrà ottenere una riduzione annuale del consumo energetico dell'1,9% (un dato che può escludere i trasporti pubblici e le forze armate); al contempo, agli Stati membri è chiesto di riqualificare ogni anno almeno il 3% della superficie totale degli edifici di proprietà di enti pubblici.
Gli obiettivi di efficienza energetica dovranno inoltre essere raggiunti attraverso misure a livello locale, regionale e nazionale, in diversi settori, come pubblica amministrazione, edifici, imprese, data center, ecc.
«L'efficienza energetica è fondamentale per raggiungere la completa decarbonizzazione dell'economia dell'Ue e l'indipendenza dai combustibili fossili russi – commenta la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson – Può anche essere un importante motore per la competitività economica e rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento».
Tutti argomenti che, però, sembrano continuare ad avere più valore in Europa che non in Italia. Come ricordato ieri proprio dalla Simson, l'anno scorso in Ue le emissioni di CO2 sono infatti diminuite del 2,5%, mentre per l’Italia si stima – ancora un dato definitivo non c’è – un incremento pari allo 0,9-2% rispetto all’anno precedente, allontanando così ulteriormente il nostro Paese dal percorso di decarbonizzazione e per la sicurezza energetica intrapreso a livello europeo.
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Fotovoltaico, ok della Conferenza paesaggistica alla variante urbanistica di Vicchio
Il Comune di Vicchio (FI) ha annunciato che la Conferenza paesaggistica, composta da Regione e Soprintendenza, ha dato parere positivo alla variante urbanistica adottata dal Comune di Vicchio che estende la possibilità d’installazione di impianti fotovoltaici e solari nel centro storico.
Il Comune spiega che «La variante al POC (Piano Operativo Comunale) punta ad ampliare la possibilità di installazione di impianti fotovoltaici e solari nelle aree urbanizzate, compreso il centro storico, con determinate caratteristiche e non visibili da spazi aperti (come piazze e viabilità pubbliche). In pratica, le modifiche consentiranno nuove installazioni - purché di adeguate tipologie, scelte cromatiche e di materiali, e previo parere dell’ufficio - garantendo la tutela paesaggistica».
Il sindaco di Vicchio Filippo Carlà Campa, ha commentato: «Sono molto soddisfatto. Adesso torniamo in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva e poi questa possibilità diventerà concreta. Abbiamo dato a Vicchio una direzione green. Incentiviamo il ricorso alle energie rinnovabili, anche nel centro storico, nel rispetto comunque della tutela del paesaggio e delle caratteristiche storico-architettoniche. E con ciò agevoliamo i cittadini, anche chi è interessato a far parte della Comunità Energetica. Partendo da questa nostra esperienza che può fare da apripista, mi metto e ci mettiamo a disposizione per portare un contributo sia nell’ambito di Anci Toscana sia in collaborazione con la Regione».
Il coordinatore della commissione Energia e Ambiente dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze, Stefano Corsi, e quello della commissione area Mugello Valdisieve, Marco Moricci. Sottolineano: «Bene la variante urbanistica di Vicchio, ma adesso sulla localizzazione degli impianti fotovoltaici servono regole chiare per tutta la provincia. Il perfezionamento della variante urbanistica per impianti fotovoltaici nel centro storico della cittadina del Mugello è una notizia positiva sia per i suoi effetti diretti, visto che amplia le possibilità di installazione di impianti a fonti rinnovabili, sia perché manda un segnale di apertura e incentivo alla loro realizzazione. Inoltre, il fatto che la realizzazione all’interno del centro storico sia stata possibile grazie ad un confronto con Soprintendenza e Regione rappresenta un esempio di come gli enti locali possano procedere per superare certi vincoli anche in zone delicate».
Corsi e Moricci ricordano che «Rimane ancora - il vincolo dell’integrazione architettonica e del colore rosso dei pannelli, oltre ad altre limitazioni già presenti per le aree esterne ai centri storici. Determinate limitazioni sono molto penalizzanti per l’installazione di nuovi impianti e se il vincolo sul colore si traduce in un incremento di costo e riduzione della produzione di energia, quello dell’integrazione è ancora più critico perché rischia di rendere impossibile l’intervento per complicazioni burocratiche, strutturali, funzionali, economiche. Sarebbe opportuno valutare dove i vincoli sono veramente necessari in particolare quello di integrazione architettonica. Si dovrebbero individuare zone in cui limitare al massimo i vincoli realizzativi e altre, di maggior tutela, dove non consentire proprio la realizzazione, piuttosto che una situazione di compromesso. Sarebbe auspicabile monitorare l’efficacia della misura, verificando, in un arco temporale di 6-12 mesi, quanti impianti vengono realizzati in zone dove prima non erano consentiti».
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