La tensione è quella giusta. Si respira qualcosa di diverso. Elettricità nell’aria, ma è di quella positiva. Tutti sanno che già domani può accadere qualcosa di storico. Ebbene sì, si può assistere alla storia. Domani il primo match-point, Kimi Antonelli potrà già laurearsi campione del mondo a sole 20 primavere appena compiute.
La Formula Uno, gli addetti ai lavori, le scuderie, i suoi amanti e gli appassionati. Tutti insieme.. appassionatamente. Perché ben presto, indipendentemente da qualsiasi tifo e mansione, ci sarà da render conto e merito al vincitore. Alzarsi in piedi ed applaudire, con rispetto ma anche con valori, perché vincere prima di tutto una figura pulita: un predestinato col sorriso, Kimi Antonelli.
Succederà che un italiano tornerà a vincere un Mondiale Piloti di Formula Uno. Lui, in testa, a +102 da chi insegue. L’attesa è finita, dopo prove libere e qualifiche in serata, domani sarà sestultimo gran premio stagionale. Kimi sarà matematicamente campione del mondo al verificarsi delle seguenti condizione: se vince, se Hamilton non arriva oltre il quinto posto, se Russell non arriva a punti.
Non semplice, ma nemmeno impossibile. Per questo già aria diversa. Chissà l’italiano ferrarista per chi farà il tifo. Probabilmente, razionalità alla mano, si chiederà cortesemente a Kimi di rinviar l’appuntamento con la storia, al prossimo appuntamento in Messico.
In ogni caso, domani o Texas, sarà storia. Storia tricolore. Un italiano non vince un Mondiale di Formula Uno dal 1953, pensate un pochino. C’è da girar miliardi di pagine ed affondar le radici nel dopoguerra, per tornare ai tempi del glorioso mito di Ascari. Mitologia in cui vuol tuffarsi pure Kimi Antonelli, ma è solo questione di tempo.

