Operazioni senza precedenti per recuperare i resti di scalatori scomparsi e rimuovere rifiuti, mentre il cambiamento climatico trasforma il paesaggio del monte Everest.
Il cambiamento climatico sta riscrivendo la storia dell’Everest, trasformando il tetto del mondo in un archivio glaciale che si sta rapidamente sciogliendo. E mentre i ghiacciai perenni si ritirano, emergono i resti di scalatori scomparsi, testimoni silenziosi di sogni interrotti e ambizioni congelate nel tempo. In risposta a questo fenomeno inquietante, è stata avviata un’operazione senza precedenti. Un gruppo di sherpa e militari, veri eroi contemporanei, sta affrontando le altitudini estreme per recuperare non solo i rifiuti accumulati, ma anche i corpi di coloro che non sono mai tornati. Un compito che richiede coraggio fisico e forza morale. La “zona della morte”, oltre i 7.600 metri, è un ambiente ostile che mette alla prova i limiti umani. Qui, dove l’aria è rarefatta e ogni respiro è una lotta, i soccorritori lavorano instancabilmente. Il loro impegno ricorda le parole dell’alpinista ed esploratore neozelandese Edmund Hillary: “Non è la montagna che conquistiamo, ma noi stessi“. Finora, cinque corpi


