Le pressioni internazionali per un cessate il fuoco e il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas dallo scorso 7 ottobre, se anche dovessero portare a un difficile accordo con Tel Aviv, non dissuaderanno il premier Benjamin Netanyahu da una offensiva a Rafah, considerato dal primo ministro l’ultimo baluardo di Hamas nella Striscia di Gaza. «Entreremo a Rafah, dopo lo sgombero dei civili verso zone sicure, a prescindere dall’accordo», ha dichiarato sabato 17 febbraio Netanyahu, «coloro che vogliono impedirci di agire a Rafah in pratica ci dicono di perdere la guerra. Così ho detto anche al presidente Biden. Solo una pressione militare forte e trattative determinate porteranno al ritorno degli ostaggi». Al termine della riunione dei ministri
Netanyahu: «Entreremo a Rafah a prescindere dall’accordo sugli ostaggi». L’operazione contro il Libano, le preoccupazioni del G7
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