MotoGP, Repsol rompe il silenzio: “la tecnologia sta uccidendo lo spettacolo”

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‘In MotoGP manca lo spettacolo’: è una frase che si sente più spesso ripetere, e non a torto. Se per spettacolo si intendono le lotte ricche di sorpassi fino all’ultimo giro per la vittoria, allora nella classe regina è assente. Un conto, però, è se a dirlo sono gli appassionati o i media, un altro se a farlo è uno degli storici (e più munifici) sponsor del motomondiale.

Repsol lo ha fatto e ha usato le pagine del suo blog per lanciare un messaggio chiarissimo: la deriva tecnologica sta causando danni al motociclismo. Quando un’azienda come Repsol decidere di prendere carta e penna (metaforicamente, nell’era dell’elettronica) bisogna leggere con attenzione quello che scrive (potete farlo cliccando QUI). Perché è logico che voglia lanciare un messaggio e fare finta di nulla sarebbe la cosa peggiore.

Riassumendo, l’articolo racconta la nascita della MotoGP come una classe dal regolamento molto libero (“C’erano tutti i tipi di motorizzazione: V5, V4, 4 in linea, 3 in linea…”) che poi si è snaturata. Prima con l’introduzione nel 2009 di un fornitore esclusivo per le gomme, poi nel 2015 con la centralina unica, tutti espedienti tecnici per livellare le moto e avere più spettacolo: “ci fece avere il campionato più bilanciato della storia”.

Le cose, però, sono sfuggire di mano. “In questa stagione la situazione si è aggravata al punto che è sempre più difficile sorpassare. L’implementazione di nuove tecnologie, come l’uso massiccio di elementi aerodinamici o di sistemi che modificano l’altezza della moto per aumentare l’efficienza in accelerazione, rende i sorpassi sempre più difficili. Ora non dipendete più solo dal potenziale del vostro motore e dalle vostre abilità. Si guida più velocemente e si frena in meno tempo, e questo rende molto più difficile guadagnare tempo e metri sufficienti per effettuare la manovra di sorpasso in sicurezza”.

Qui il messaggio è chiaro: la tecnologia sta rovinando il motociclismo, o meglio il suo spettacolo. Come successo in Formula1 con auto velocissime, ma che rendevano i sorpassi impossibili. AI tifosi, però, di vedere battere costantemente i record dei tracciati interessa poco, se le gare si riducono a trenini dalla luce verde alla bandiera a scacchi.

“Un dettaglio che non può essere trascurato di questa tecnologia – qui ci si riferisce all’aerodinamica – è la sua influenza sul fisico dei piloti. Le lesioni muscolari agli avambracci sono sempre più frequenti, un problema comune alla maggior parte dei piloti. Gran parte della responsabilità di questo problema è da attribuire all’aerodinamica. Spoiler e altri dispositivi che applicano un grande carico sulla moto rendono le moto fisicamente più difficili da guidare”.

Repsol ricorda come HRC, quando era guidata da Shuhei Nakamoto, fece esperimenti aerodinamici sulle 500 e il guadagno sul giro era di ben 2 secondi, ma furono accantonati perché “era catastorfici per le braccia dei piloti che non potevano guidare continuamente a quel passo”.

L’ultimo punto, questa volta non tecnico ma organizzativo, è la durata del campionato. Quest’anno non si toccheranno le 21 gare solo per la cancellazione del GP di Finlandia. “I piloti devono essere in grado di affrontare più di otto mesi ininterrotti di gare, un periodo molto lungo per una competizione di alto livello. Il campionato è diventato una prova di regolarità, ed è quasi più importante non commettere errori o accumulare zeri rispetto allo scarso vantaggio che una vittoria dà rispetto al secondo o terzo posto. Ecco perché i piloti sono un po’ più conservativi”.

L’analisi è senza dubbio corretta e il fatto che uno sponsor si sia presa la briga di farla dovrebbe fare accendere un campanello di allarme a Dorna. Il gioco potrebbe rompersi e gli investitori fuggire, come stanno già facendo gli spettatori da alcuni circuiti.

La chiosa di Repsol è aziendalista, ma comunque anche quella condivisibile: “Con questo approccio, è facile capire perché ci manca Marc Márquez; ambizioso e anticonformista, si è sempre distinto per la sua continua lotta per la vittoria, provando fino all’ultima curva quando ne ha la possibilità. Con lui in uno stato di forma ottimale, la combattività e lo spettacolo sono garantiti”.

Tutte vero, ma non può essere un pilota la cura di tutti i mali del motociclismo. Valentino Rossi insegna.

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