“Parole, parole, parole” il refrain di una straordinaria canzone italiana che ben si addice al tentativo governativo di spacciare la Manovra per un successo fondato su serietà e realismo. La serietà prevede che le promesse si mantengano: basta dare un’occhiata al capitolo pensioni per capire che la situazione è cambiata in peggio, non solo la Meloni ha dovuto rinunciare alla cancellazione dell’odiata legge Fornero ma ha addirittura inasprito i requisiti per uscire dal lavoro prima di aver compiuto 67 anni. Quota 41, la bandierina lungamente sventolata dalla Lega è ora a mezz’asta.
Il Governo Meloni tenta di spacciare la Manovra per un successo fondato su serietà e realismo
Il realismo vorrebbe invece la capacità di guardare ai problemi degli italiani senza mistificazioni, a partire dall’annosa questione della sanità. Perché se è vero che le risorse vanno ottimizzate e investite al meglio, è altrettanto evidente che ci sono costi che non possono essere compressi a meno che non vi sia il disegno di consegnare la sanità pubblica ai privati. Ad evidenziare il disagio non sono solo i detrattori della Premier, ma


