Covid, il vaccino è un affare da ricchi. Nei paesi poveri (per ora) solo 25 iniezioni

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L’Organizzazione mondiale della sanità: “Siamo al nazionalismo farmaceutico, rischio di catastrofe morale”. L’Europa studia un meccanismo per girare all’Africa le dosi in più ordinate mentre Covax – la struttura Oms per la distribuzione equa – ha pochi soldi ed è molto in ritardo sull’obiettivo di 2 miliardi di vaccinazioni entro fine 2021
MILANO – Il Pil, alla fine, conta davvero e il vaccino contro il Covid – almeno per ora – è un affare riservato solo ai ricchi. I numeri parlano da soli: al 18 gennaio le dosi somministrate in tutto il pianeta erano 41,39 milioni. Quasi 13 milioni sono state usate negli Usa, 4,5 in Gran Bretagna, 2,6 in Israele, 1,8 negli Emirati arabi. L’unica nazione in via di sviluppo entrata per ora in classifica è la Guinea, dove la campagna di immunizzazione è arrivata a quota 25 iniezioni grazie a una campagna sperimentale con un prodotto russo uscito dai laboratori del Gameleya Institute.  E il rischio è che il sovranismo farmaceutico “diventi una catastrofe morale per tutti – ha detto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus – visto che i giovani e gli adulti sani nella parte più ricca della terra saranno vaccinati prima degli infermieri e degli anziani di quella meno abbiente”.
Oms Ghebreyesus Coronavirus meteoweek.com cpe
La corsa al vaccino in effetti, con buona pace delle tante parole spese quando la cura contro la pandemia non era ancora disponibile, è diventata una gara dove chi offre di più vince. L’Oms assieme a Gavi Alliance ha provato a mettere assieme Covax, una sorta di centrale di acquisti comune per comprare le dosi e distribuirle in modo equo in tutto il mondo. L’idea era di riuscire a smistare da questa stanza dei bottoni 2 miliardi di vaccini entro il 2021, ma il traguardo è molto lontano. Le donazioni e gli stanziamenti nazionali (l’Europa ci ha messo 400 milioni, l’Italia 103, la Gran Bretagna 750) sono stati di molto inferiori alle attese con gli Usa per ora alla finestra. Quelle private – con la Fondazione Gates in testa – sono arrivate con il contagocce. “E le grandi case farmaceutiche hanno fatto la gara per farsi approvare i farmaci dalle nazioni più ricche senza chiedere l’ok all’Oms” accusa Ghebreyesus e soddisfano subito le richieste di chi è in grado di pagare in contanti.
La speranza dell’organizzazione è di riuscire a inviare le prime dosi nei paesi più fragili a fine marzo grazie a un accordo con Pfizer. E anche l’Europa, dopo la tirata d’orecchi, sembra pronta a muoversi per garantire una copertura universale più ampia. Bruxelles ha già ordinato 2,3 miliardi di dosi dalle società che stanno studiando i vaccini. L’idea è di girare quelle in surplus ai Balcani e all’Africa “studiando un meccanismo con i paesi membri”, ha detto il commissario alla salute Stella Kyriakides.  Dosi che potrebbero arrivare in anticipo rispetto a quelle promesse da Covax. Il grande assente in questo sforzo di vaccinazione planetaria sono gli Stati Uniti che sotto la presidenza di Donald Trump hanno boicottato tutte le iniziative dell’Oms. Un approccio che molti sperano ora possa cambiare con l’arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden.
Fonte: La Repubblica.it

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