«Registriamo con favore la lieve ripresa nel settore dello spettacolo, messa in ginocchio dalla pandemia. Nello stesso tempo, siamo consapevoli che occorre fare di più». Così si era presentato il neo ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, alla “terza camera” rappresentata da Porta a Porta, la trasmissione di Rai 1 condotta da Bruno Vespa. E i suoi auspici avevano fatto ben sperare, peccato che al primo giro di boa della legislatura, la bozza della legge di bilancio 2023, non vi sia traccia di un solo euro per il settore della cultura. È ancora una bozza, certo, e sicuramente qualcosa verrà inserito in seguito (si spera), però il segnale non è positivo. Tanto che ha innescato la reazione di U.N.I.T.A. (l’Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) che ha subito sottolineato la mancanza in un post social nel quale ha scritto: «Nella legge di bilancio che sta per essere discussa alla camera non sono previsti fondi per cultura né per l’indennità di discontinuità, approvata nella scorsa legislatura da tutte le forze politiche. Oggi non c’è traccia dei fondi necessari a farla partire». Un
Ok, ma perché nella legge di bilancio ci sono zero soldi per la cultura?
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