Questo articolo è stato pensato nella serata di ieri, martedì 22 novembre, con l’obiettivo di aggiornare su una serie di situazioni old-new che stanno interessando l’Iran in questo momento, mentre la Repubblica islamica è alle prese con una serie di proteste dalle dimensioni storiche (che il regime sta reprimendo senza sembrare minimamente interessato ad ascoltare le istanze di chi manifesta anche a rischio della vita). Nella mattinata odierna è arrivata la notizia dell’uccisione, a Damasco, del colonnello del Sepâh Davoud Jafari, vittima di un’esplosione di cui non si sa niente di preciso se non che non è stata accidentale.
Questa vicenda ha dietro di sé una delle questioni regionali connesse alla Repubblica islamica. Le forze teocratiche iraniane — le stesse che gestiscono le repressioni dei manifestanti, coordinano la serie di milizie sciite proxy con cui Teheran muove influenza nella regione, amministrano il programma militare con cui viene fornita assistenza alla Russia in Ucraina — sono piene di nemici. Presenti da undici anni in Siria per puntellare il regime assadista, i Pasdaran (semplificazione giornalistica con cui viene definito il


