L’incontro a margine del G20 di Bali, in Indonesia, tra Joe Biden e Xi Jinping dimostra “sia i benefici sia i limiti della diplomazia Stati Uniti-Cina”, spiega Richard Fontaine, chief executive officer del think tank Center for a New American Security di Washington. “È utile mantenere le linee di comunicazione in una fase di tensioni. Tuttavia, Xi ha rifiutato di riprendere la cooperazione bilaterale sospesa prima della visita a Taiwan della presidente della Camera Nancy Pelosi, l’incontro non ha prodotto alcun passo avanti e le divisioni tra Washington e Pechino rimangono nette”, osserva. “I leader intendevano iniziare a individuare dei ‘guardrail’ per delimitare la loro competizione, ma tali limiti non sono ancora chiari. Si prospetta più continuità che cambiamento”, aggiunge.
Il vertice è stato inevitabilmente segnato dalla guerra d’invasione russa dell’Ucraina, mettendo in risalto le divisioni tra i Venti. Ne è dimostrazione la dichiarazione finale in cui si legge che “gran parte dei membri” del G20 “condanna fermamente la guerra in Ucraina” ma “esistono altri punti di vista e diverse valutazioni della situazione e delle sanzioni”. Il tutto,

