Proprio in questi minuti sta decollando pure la seconda tappa. Un trittico, esteso su tutto il weekend, per aprire il Giro d’Italia 2026. Siamo ancora in Bulgaria, ancora con le prime tre tappe estere, la scelta per promuovere il marchio tricolore anche oltre i confini e coinvolgere popolazioni balcaniche a quell’evento che forse avrà pur perso prestigio ma mai quel fascino così sublime che riporta l’Italia al centro del mondo dello sport ogni anno, sempre e comunque, attraverso i suoi scorci e panorami mozzafiato.
Al via il Giro, letteralmente decollato. 184 atleti per 23 squadre. Partenza e subito prima tappa pirotecnica sugli scorci del Mar Nero, che ha avviato la 109° edizione, 16 delle quali all’estero. E’ successo tanto, è già successo di tutto: un capitombolo che ha coinvolto atleti su atleti a pochi chilometri da Burgas, prima tappa al francese Magnier, prima maglia rosa dell’edizione 2026. Oggi seconda tappa per Tarnovo, domani capitale Sofia. Male Milan, fuori dal podio: proprio per grande consapevolezza dei propri mezzi, ambisce per dimensione a far di più.
La percezione che abbiamo è che senza padroni, non c’è Pogacar, può succedere di tutto. C’è un favorito che chiaramente resta Vingegaard, ma a dispetto del mostro generazionale sloveno rimane giocabilissimo. Non c’è Yates, campione in carica, che incoronato a Roma decise di ritirarsi come nei sogni una volta centrato il successo più ambito. Tra gli italiani c’è sempre Ganna, il più vincente tra gli iscritti con sette tappe; le grandi speranze, però, sono riposte su Pellizzari, specialmente dopo il Tour delle Alpi.
Il tempo di chiudere questo trittico balcanico in corso in Bulgaria poi un giorno di break per il trasferimento in Italia. Si partirà dal sud: quarta tappa a Catanzaro, dalla Calabria a risalire. Anche quest’anno, per il secondo anno consecutivo, gran finale cinematografico sotto gli scorci e le bellezze uniche della Capitale.


