Anche i giochi in cadetteria britannica, la cosiddetta Championship, sono terminati. Chiusa la regular season, adesso è tempo soltanto i playoff. A novanta giri di lancette dalla fine più di mezza Inghilterra si fermava. Insonne, non si aspettava altro che gli ultimi verdetti mozzafiato dell’ultima giornata. Popoli, comunità e città col fiato sospeso, fino alla fine. Con destini che si mescolavano, tra radioline e whatsapp.
La Premier aspettava di abbracciare la seconda realtà in grado di conquistar la promozione diretta alle spalle del Coventry di Lampard, capolista e corazzata da record già in vacanza da settimane. Coi favori del pronostico partiva l‘Ipswich Town, che non ha tradito le aspettative e col 3-0 al QPR ha trascinato Portman Road ed una città intera alla festa: invasione di campo e pinte a destra e sinistra per celebrazioni sfrenate che si protrarranno fino a tarda notte, per il ritorno immediato in Premier soltanto un anno dopo averla momentaneamente salutata.
Un progetto vero e proprio, lungimirante e pieno di valori: l’allenatore è sempre lo stesso, scuola Tottenham McKenna, qualcuno che dopo la doppia straordinaria promozione di due anni fa nonostante il suo team non fosse stato anno scorso in grado di mantener categoria fa assolutamente blindato e confermato, i risultati sono questi. Ritorno in Premier, tutti a remare verso un’unica direzione e meritocrazia: altrove, magari in Italia, altri allenatori sarebbero saltati.
Una Premier che profuma di anni duemila. Già, come nel 2002, l’ultima volta che Coventry e Ipswich erano insieme, a braccetto nella First Division. Devono invece accontentarsi dei playoff Southampton, Middlesbrorough ed Hull City, ma soprattutto la terza forza: quel Millwall che, a questo punto sogni infranti, dovrà ripartire dagli spareggi. Si ricorda che, anche in questo caso, la finalissima si giocherà sotto l’arco di Wembley. E


