Caso Minetti: accertamenti sulla sentenza uruguaiana. Nordio si difende, Meloni lo blinda

"Sotto la lente la sentenza di adozione del figlio e possibili carichi pendenti all'estero. Nordio: «Atti regolari al 101%», ma l'indagine prosegue."

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Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti si arricchisce di un nuovo, complesso capitolo internazionale. La Procura Generale di Milano ha avviato verifiche serrate tra l’Uruguay e la Spagna per accertare l’autenticità della sentenza di adozione del figlio dell’ex consigliera lombarda e del compagno Giuseppe Cipriani. Il supplemento d’indagine, richiesto dal Ministero della Giustizia dopo un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, mira a chiarire se i presupposti per la concessione del provvedimento di clemenza fossero basati su documentazione veritiera.

Sotto la lente degli inquirenti non c’è solo lo status familiare della Minetti, ma anche l’eventuale presenza di procedimenti penali a suo carico all’estero. Un passaggio cruciale, poiché la Procura Generale di Milano ha già fatto sapere di essere pronta a “cambiare parere” sulla grazia qualora emergessero irregolarità o fatti nuovi.

Sul fronte politico, il clima resta incandescente. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenuto a Carta Bianca, ha rivendicato con forza la correttezza del proprio operato: «Abbiamo documenti che dimostrano che abbiamo ottemperato tutte le procedure al 101%». A blindare il Guardasigilli è intervenuta direttamente la premier Giorgia Meloni. «Mi fido di lui», ha dichiarato la Presidente del Consiglio, escludendo categoricamente l’ipotesi di dimissioni del ministro. La vicenda resta sospesa in attesa dei riscontri ufficiali dal Sudamerica, che potrebbero confermare o ribaltare definitivamente il destino giudiziario dell’ex igienista dentale.


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