FOGGIA – Aveva scelto come immagine di copertina su Facebook le scarpette rosse, simbolo universale della lotta contro la violenza sulle donne. Un segno forte, identitario, che oggi assume un significato ancora più drammatico. Stefania Rago, 46 anni, è stata uccisa ieri sera dal marito al culmine di una lite nella loro abitazione di via Gaetano Salvemini 32, a Foggia.
A sparare sarebbe stato Antonio Fortebraccio, 48 anni, guardia giurata, che ha esploso quattro colpi di pistola al termine di un acceso litigio. I vicini raccontano di discussioni frequenti tra i due, spesso per motivi considerati futili. Alcuni parlano di scenate di gelosia da parte dell’uomo. Anche questa sera, prima degli spari, chi vive negli appartamenti vicini aveva udito urla e tensione provenire dalla casa della coppia.
Sui social, Stefania Rago aveva più volte condiviso messaggi e immagini legati al contrasto della violenza domestica. Tra questi, la foto delle scarpette rosse accompagnata da una frase: “Se mai abbasserò la testa… sarà solo per ammirare le mie scarpe”. Parole che oggi risuonano come un doloroso presagio. In un altro post scriveva: “Il tuo errore è stato cercare di rendere felici tutti, tranne te stessa”.
La coppia aveva due figli, entrambi poco più che ventenni, che non si trovavano in casa al momento della tragedia. Dopo l’omicidio, parenti e familiari si sono radunati davanti all’abitazione, sconvolti dal dolore. L’anziana madre della vittima, sorretta da un bastone, è apparsa distrutta. I figli, in lacrime, si sono stretti l’uno all’altra cercando conforto.
Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato lo stesso uomo a chiamare i carabinieri dopo il delitto. I militari lo hanno quindi condotto in caserma per essere interrogato.
“Abbiamo sentito un litigio molto acceso – racconta un vicino – poi i colpi di pistola. Poco dopo sono arrivate le forze dell’ordine. È una tragedia terribile”. Un racconto che restituisce il clima di shock e paura che ha colpito l’intero quartiere.
L’ennesimo caso di violenza domestica che si trasforma in femminicidio, lasciando dietro di sé dolore, domande e una comunità profondamente segnata.


