Il giorno dopo è pesante, pesantissimo, in Italia. Il calcio pecora nera di anni straordinari per lo sport azzurro, ma in quanto sport di massa più seguito, è quello dalla cassa di risonanza maggiore. E se è fallimento, diventa fallimento nazionale e collettivo. L’indomani della rovente sconfitta di Zenica, che ha significato Italia per la terza volta consecutiva fuori dal Mondiale, è tumultuoso.
E tremendamente turbolento, in casa Gravina. Gli italiani chiedono la testa dei responsabili, l’attuale presidente FIGC e vertice del calcio italiano proviene da un doppio fallimento consecutivo. Ma anche stanotte è stato chiaro: non si dimette. “Di decisioni politiche se ne parlerà all’interno del Consiglio Federale di prossima settimana”. Il popolo azzurro è infuriato, la maggior parte della stampa incalza. Un gesto, quello di non rimettere il mandato come invece fecero Abete e lo stesso Tavecchio nel 2018, che non è per nulla piaciuto agli italiani.
Ma lui tira dritto. E politicamente agisce già, per arrivare evidentemente in posizione di maggior forza al Consiglio di prossima settimana. Come? Convocando già per domani una riunione straordinaria di tutte le componenti della FIGC: quindi Serie A, Serie B, Serie C, Lega Nazionale Dilettanti, Assoallenatori e Assocalciatori. Per sondar l’orientamento e le idee di tutte le parti in causa. Ma in questo momento, nel mondo esterno, grandina. La posizione del presidente vacilla, comunque, per cause di forza maggiore.


