MILANO – Ritorna la cautela sui mercati azionari europei, che dopo un lieve rimbalzo nelle sedute precedenti si muovono in cerca di direzione, con l’attenzione degli investitori sempre rivolta alle tensioni in Medio Oriente. In un contesto che conferma una tendenza ancora prevalentemente ribassista, la volatilità resta protagonista mentre i prezzi dell’energia si consolidano in rialzo.
Questa settimana i principali listini europei, misurati dall’indice pan‑europeo STOXX 600, hanno registrato una flessione di circa lo 0,3 %, avvicinandosi ai minimi delle ultime quattro sessioni, penalizzati dal diffondersi dell’incertezza geopolitica e dalla reazione dei prezzi del petrolio.
Gran parte della cautela degli operatori deriva dalle dichiarazioni contrastanti su un possibile allentamento delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Dopo le parole del presidente americano in merito a “conversazioni molto buone e produttive” con Teheran, che nei giorni scorsi avevano momentaneamente sostenuto i mercati globali, è arrivata la smentita da esponenti iraniani sul fatto che siano in corso negoziati ufficiali.
La conferma di posizioni divergenti ha immediatamente inciso sulla fiducia degli investitori, spingendo i prezzi del greggio oltre quota 100 dollari al barile e rafforzando l’inclinazione verso attività ritenute rifugio.
I settori più legati alla crescita e ai consumi, come viaggi, tempo libero e alcuni titoli finanziari, soffrono maggiormente, mentre le componenti energetiche mostrano resistenza.
A livello macro, gli analisti evidenziano che l’attuale conflitto in Medio Oriente, iniziato alla fine di febbraio con un’escalation di attacchi reciproci tra Stati Uniti, Israele e Iran, continua a pesare sia sulle catene di approvvigionamento energetico sia sulle aspettative di inflazione globale.
In questo scenario, le banche centrali, tra cui la Banca centrale europea (BCE), sono sotto pressione per bilanciare rischi inflazionistici e crescita economica. Alcuni policymaker europei hanno lasciato aperta la possibilità di nuovi rialzi dei tassi qualora la pressione sui prezzi si mantenesse elevata.
Gli investitori sono inoltre in attesa di ulteriori indicazioni su come le tensioni geopolitiche influenzeranno i dati economici regionali, soprattutto sul fronte della domanda energetica e delle prospettive di crescita dell’eurozona.
In un mercato dove la percezione del rischio è tornata a dominare le decisioni di portafoglio, la tendenza resta incerta: da una parte la speranza di distensione diplomatica può sostenere i prezzi degli asset più rischiosi, dall’altra la persistenza delle ostilità e la possibilità di una chiusura prolungata dello stretto di Hormuz, chiave per i flussi petroliferi globali, mantiene alta la pressione sui listini.


