C’è una storia che da settimana scorsa ha catturato tutti. E che per una volta, finalmente, meritava le attenzioni che le sono state destinate. La nazionale del Baseball, quella che ha scritto storia, ma che questa notte ha chiuso la propria kermesse oltreoceano senza la massima consacrazione.
L’Italia del Baseball, che ha scritto già pagine di libri di storia di sport andando oltre ogni pronostico nei Mondiali d’America, battendo la massima istituzione States a casa loro e volando fino alle semifinali come mai successo nel corso della propria esistenza, deve arrendersi al Venezuela: 2-4 in rimonta, niente da fare, sfumato il sogno finale.
S’è svegliata così, stamani, l’Italia sportiva. Le prime sveglie all’alba azzurra tutte dirottate oltreoceano, per saper cosa avesse fatto la nazionale di Baseball. Una sfida in piena notte che non ha significato stavolta, dopo una settimana d’emozione ed estasi, alba tricolore. Dopo aver eliminato Porto Rico, i ragazzi di Cervelli escono in semifinale. E pensare che conducevano anche le danze dal secondo inning, ma nel settimo incassano la rimonta: stavolta Lorenzen incassa e non c’è più niente da fare, la reazione è concitata e confusa, Venezuela resiste e vola a giocarsi la finale domani notte proprio con gli States.
Non ci sarà stato l’ultimo lieto fine, l’ultimo grande passo, ma s’è scritta storia. Comunque. A testa altissima. Antonacci, Nola, Lorenzen, tutti ragazzi cresciuti oltreoceano ma dal sentimento potente per le loro origini. Quella caffettiera a bordo campo, quell’Espresso a schernir tutti, a mostrar alle istituzioni del Baseball che l’Italia sa far voce grossa, clamorosamente, anche in questo sport. Orgogliosi di tutti: senza ciliegina, sì, ma la storia resta.


