NAPOLI – Confiscato un patrimonio da oltre 204 milioni di euro riconducibile ai fratelli Pellini, imprenditori di Acerra attivi nel settore dello smaltimento e riciclo dei rifiuti. Il provvedimento è stato eseguito dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – GICO della Guardia di Finanza di Napoli su decreto del Tribunale di Napoli – sezione Misure di prevenzione.
La confisca rappresenta l’ultimo passaggio di un procedimento giudiziario avviato nel 2017, quando il patrimonio dei tre fratelli (Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini) fu posto sotto sequestro a seguito della condanna definitiva per disastro doloso continuato. Gli accertamenti patrimoniali avevano evidenziato una marcata sproporzione tra i beni posseduti e i redditi ufficialmente dichiarati.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una parte consistente delle ricchezze accumulate sarebbe riconducibile ai proventi del traffico illecito di rifiuti nella cosiddetta Terra dei Fuochi, area da anni al centro di indagini ambientali e giudiziarie.
Il lungo iter giudiziario
Una prima confisca era stata disposta nel 2019 e successivamente confermata dalla Corte d’Appello nel 2023. Nell’aprile 2024 la Corte di Cassazione aveva però annullato il provvedimento per vizi formali, disponendo la restituzione dei beni.
Successivamente, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha avviato una nuova ricognizione patrimoniale, estendendo gli accertamenti anche ai familiari degli imprenditori e ritenendo ancora sussistenti i presupposti per l’applicazione della misura di prevenzione, alla luce degli elementi di “pericolosità qualificata”.
Nel maggio 2024 la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Napoli ha nuovamente disposto il sequestro. Con decreto depositato il 19 febbraio 2026, al termine dell’istruttoria camerale, è stata quindi formalizzata la nuova confisca.
Nel provvedimento i giudici hanno ribadito la “perdurante pericolosità qualificata” dei proposti, la “strutturale e significativa sproporzione” tra il patrimonio accumulato nel tempo e i redditi leciti dichiarati, nonché l’assenza di giustificazioni difensive ritenute plausibili e adeguatamente documentate in merito alla provenienza delle risorse.
I beni confiscati
Il provvedimento – che resta comunque suscettibile di impugnazione – riguarda un patrimonio stimato in 204.914.706 euro.
Nel dettaglio sono stati confiscati: 8 compendi aziendali con sedi nelle province di Napoli, Frosinone e Roma; 224 immobili situati tra Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone; 75 terreni; 70 rapporti finanziari; 72 autoveicoli; 3 imbarcazioni; 2 elicotteri.
Una delle più rilevanti misure patrimoniali degli ultimi anni nel territorio campano, che segna un nuovo capitolo giudiziario in una vicenda legata al traffico illecito di rifiuti e alle attività imprenditoriali nel settore ambientale.


