Se da un lato, dopo la presentazione della nuova legge elettorale, l’opposizione di centrosinistra già grida, per l’ennesima volta, all’attentato alla Costituzione, nella maggioranza le cose non sembrano andare benissimo. Gli esponenti della Lega, che secondo le simulazioni rese note in questi giorni tra i partiti al governo è quello che ha più da perdere, hanno già iniziato a mettere le mani avanti.
Il ministro dei Trasporti e leader del Carroccio Matteo Salvini, a margine di un evento all’aeroporto di Fiumicino, rispondendo a un giornalista che chi ha chiesto:”Il testo è migliorabile?”, ha replicato che “tutto è migliorabile. Non sono né un appassionato né un esperto di legge elettorale ma chi l’ha seguita per la Lega ha fatto un buon lavoro. Ho chiesto che garantisca stabilità e che desse un peso al voto. Cioè io voto per quel partito, per quella squadra, per quel programma e se vincono loro governano senza cambi strani”. Secondo le indiscrezioni la Lega sarebbe scontenta per la cancellazione dei collegi uninominali, ma Fratelli d’Italia, almeno per adesso, tira dritto, e punta semmai a introdurre, attraverso un emendamento, le preferenze. Che però Lega e Forza Italia non vogliono. Storicamente i cambi di legge elettorale alla fine della legislatura non hanno mai portato fortuna alla maggioranza uscente: nel 2006 il centrodestra, fresco di approvazione del “Porcellum” fu sconfitto dalla coalizione di centrosinistra per una manciata di voti. E nel 2018 la coalizione guidata dal Pd, rimediò una batosta elettorale dopo aver approvato il fretta e furia il “Rosatellum” quasi alla fine del mandato. I precedenti quindi non sono incoraggianti, e la voglia del centrodestra di “blindare” la riconferma rischia di minare gli equilibri interni.


