“Inizio il servizio, loggandomi all’app, alle ore 11 del mattino e finisco alle ore 22. Lavoro 7 giorni su 7 per circa 11 ore al giorno (…) la mia paga non è sufficiente (…) Per tale motivo svolgo un secondo lavoro come facchino in un hotel per 5 giorni a settimana delle ore 23 sino alle 7. Purtroppo devo inviare circa 600 euro alla mia numerosa famiglia che vive in Nigeria”. È solo una delle testimonianze raccolte dagli investigatori del Nucleo ispettorato lavoro dei carabinieri di Milano nel nuovo capitolo nell’inchiesta della Procura di Milano sul mondo del food delivery. Dopo il caso Glovo-Foodinho, anche Deliveroo è finita sotto controllo giudiziario per caporalato. Nelle carte dell’indagine coordinata dal pubblico ministero Paolo Storari emergono decine di testimonianze che descrivono turni massacranti, compensi minimi e un sistema di gestione interamente affidato all’algoritmo.
“Questo ritmo di vita mi sta logorando, sia fisicamente che mentalmente”, ha messo a verbale uno dei rider. Dalle deposizioni emerge che i compensi fissi si aggirano tra i 3 e i 4 euro a consegna,
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