Ogni anno penso che sarà l’ultimo. Non del Festival, per carità, ma il mio: l’ultima volta che mi faccio irretire. Prima che comincino le cronache dei preparativi, la gente assiepata attorno ai cordoli delle transenne, il Prima Festival, il Dopo Festival, il Sotto Festival, il Dietro Festival e le conferenze, l’atmosfera sospesa e lo sfavillio mi fanno mantenere un tono distaccato e quasi snob. Poi arriva il giorno, la sera, il momento, e tutto cambia. Mi imprigiona come al solito e come al solito andrà.
Nella prima conferenza stampa dell’organizzazione, il giorno prima dell’inizio, è stato detto che il Festival è ormai un fenomeno globale, che le playlist delle canzoni di Sanremo sono le più ascoltate al mondo. È stata definita la “macchina Sanremo”. Parole d’ordine: divertimento, leggerezza, goliardia e buona musica. Il mondo fuori incalza, ma ci sarà qualche riflessione ogni tanto, come la presenza della signora di 105 anni.
Ci siamo: supermercato, interno giorno. Una signora sceglie le zucchine toccandole tutte, ovviamente senza guanto, mentre dice alla sua amica con fare distratto e senza guardarla: “L’anno prossimo Sanremo
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