
Xylella, i numeri che non tornano: perché continuiamo ad abbattere anche ulivi sani?
C’è una parola che, in Puglia, è diventata quasi un interruttore emotivo: xylella. La pronunci e la conversazione cambia tono. Per anni il racconto dominante è stato semplice, forse troppo: disseccamento uguale batterio, batterio uguale abbattimenti, abbattimenti uguale “non c’è alternativa”. Solo che la scienza raramente consegna favole lineari. Uno studio pubblicato nel 2026 sulla...
C’è una parola che, in Puglia, è diventata quasi un interruttore emotivo: xylella. La pronunci e la conversazione cambia tono. Per anni il racconto dominante è stato semplice, forse troppo: disseccamento uguale batterio, batterio uguale abbattimenti, abbattimenti uguale “non c’è alternativa”. Solo che la scienza raramente consegna favole lineari.
Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Agriculture riapre una questione che in Puglia è tutt’altro che teorica: ha senso continuare ad abbattere anche alberi sani solo perché si trovano nel raggio di cinquanta metri da una pianta positiva, quando i numeri raccontano una realtà molto più sfumata?
Una presenza di xylella molto più bassa di quanto si creda
Il lavoro parte dai dati raccolti nelle aree sottoposte a monitoraggio fitosanitario, quelle dove i controlli sono sistematici e su larga scala. Non osservazioni sporadiche, ma campagne che ogni anno coinvolgono decine di migliaia di ulivi. Ed è proprio qui che emerge il primo elemento di discontinuità.
Tra il 2020 e il 2022, la percentuale complessiva di alberi risultati positivi a xylella nelle aree di contenimento e nelle zone cuscinetto è
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