In una casa di cura a Morena su 54 pazienti 50 con il coronavirus, e i sanitari infetti erano in turno. Il Nas invia gli atti in procura.

I carabinieri del Nas erano arrivati lì per la segnalazione di un maltrattamento ai danni di uno dei pazienti ricoverati. Una storia come purtroppo ce ne sono diverse nelle strutture per anziani della città, pensavano sarebbe stata un’ispezione di routine. Ma una volta entrati dentro alla casa di riposo San Girolamo Emiliani, sulla Tuscolana, i militari si sono trovati davanti a una situazione allarmante: la clinica era in balia del Covid-19.

Di 54 persone ricoverate, 50 erano positive. Ma quello che hanno registrato di più grave è che tre infermieri, che erano risultati positivi al test e dovevano quindi essere in isolamento, erano invece regolarmente in servizio e inseriti nei turni di quel giorno, il 12 dicembre, e nei successivi. Lavoravano come se nulla fosse. Si occupavano dei pazienti, del cibo, delle cure. Continuavano a girare liberi nella struttura, seppur con la mascherina.

Tanto che i carabinieri per la tutela della Salute hanno immediatamente preparato un’informativa che hanno trasmesso alla procura che ora aprirà un fascicolo. E non è da escludersi che oltre alla norma che punisce la violazione della quarantena, il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia lo iscriva per epidemia colposa, per iniziare. Perché, a differenza di tanti altri casi che sono finiti in questi mesi sul tavolo dei pubblici ministeri (la stragrande maggioranza dei quali va verso l’archiviazione), stavolta la positività era nota. Agli infermieri sicuramente perché il tampone non lasciava dubbi.

Sono tante le inchieste aperte, soprattutto durante la prima fase del lockdown, su Rsa in città (o in regione) in cui ci sono stati molti contagi. Ma in quei casi è facile ipotizzare che le misure di prevenzione ancora non fossero entrate a regime. O che magari ci sia stato qualcuno risultato negativo che, invece, ha diffuso il contagio da Coronavirus.

Nel caso della San Girolamo Emiliani, però, le cose sono andate diversamente perché il personale, seppure sottoposto al test e risultato positivo, non solo non è stato isolato, ma ha continuato a lavorare. E quello che si chiedono ora gli inquirenti è se la situazione fosse nota, come sembrerebbe, ai vertici dell’azienda che, in piena emergenza, invece di isolare i tre infermieri positivi, li hanno comunque inseriti nei turni e fatti lavorare. Perché in quel caso le accuse potrebbero essere ancora più gravi.

Fonte: La Repubblica.it

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