La capsula della sonda Hayabusa 2 che contiene il materiale raccolto sull’asteroide Ryugu è tornata sulla Terra. Materiale che racconterà momenti importanti della storia del nostro sistema solare. La sonda madre intanto prosegue il suo viaggio nel Sistema Solare.

Dopo un viaggio di oltre 5 miliardi e 273 milioni di chilometri la sonda dell’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) Hayabusa 2 ha riportato a Terra campioni dell’asteroide Ryugu. L’arrivo sulla Terra della capsula con il carico è avvenuto alle 18:50 circa ora italiana, in un’area di test militari dell’Australia meridionale. Tutto è andato come previsto ed ora gli scienziati fremono di poter mettere le mani sul materiale raccolto.

La sonda era partita il 3 dicembre 2014 e nel 2019, a febbraio e a luglio, ha raccolto due campioni dell’asteroide. Il primo direttamente dalla superficie, il secondo in profondità, dopo che un proiettile in rame aveva creato un cratere che permise di portare alla luce materiale non alterato dalle radiazioni cosmiche.

Il rientro sulla Terra ha avuto due momenti fondamentali: la separazione della capsula dalla navicella principale Hayabusa2 e il rientro della capsula nell’atmosfera terrestre (vedi animazione qui sotto).

LE PRIME SCOPERTE. Le osservazioni fatte dagli strumenti a bordo di Hayabusa 2 avevano già rivelato alcune caratteristiche intriganti dell’asteroide Ryugu (che significa “Palazzo del drago”), che ha un diametro di circa un chilometro. Sembra che si sia formato da un cumulo di macerie rotanti prodotte dallo scontro di precedenti asteroidi. Ciò significa che gli asteroidi possono avere storie complesse ben documentate.

Molti “asteroidi  a condrite carboniosa” come Ryugu sono ricchi di minerali che richiesero acqua per formarsi e dunque, nel passato, potrebbero averla portata sulla Terra in grandi quantità. Curiosamente, le osservazioni di Ryugu suggeriscono che non è così ricco di acqua come ci si aspettava quando è stato selezionato come obiettivo per questa missione. È possibile che l’acqua negli asteroidi che diedero origine a Ryugu sia evaporata a causa del riscaldamento interno da parte di materiale radioattivo.

Al contrario, l’asteroide Bennu, che è stato campionato dalla missione Osiris Rex della NASA e riporterà campioni nel 2023, sembra essere ricco di minerali idratati.

RISPOSTE SULLA VITA. Ryugu potrebbe dirci molto sulla storia del Sistema Solare. La Terra e gli altri pianeti si sono formati da piccoli corpi rocciosi in un disco di gas, ghiaccio e polvere chiamato “nebulosa solare”. Gli asteroidi sono gli avanzi di questo processo. Ma mentre i pianeti hanno subito profondi cambiamenti, sviluppando croste, mantelli e nuclei durante la loro vita, gli asteroidi sono rimasti quasi simili a se stessi così come si formarono all’inizio. Studiando campioni primitivi di asteroidi, possiamo quindi svelare molti segreti su come si è formato il sistema solare. E potrebbero fornirci un aiuto alla domanda: “Gli elementi costitutivi della vita erano già presenti in quella nebulosa o si sono sviluppati successivamente sulla Terra?” Se fossero stati presenti nella nebulosa, potremmo essere in grado di trovarli su Ryugu. E se scoprissimo che gli elementi costitutivi della vita erano presenti al momento della nascita della Terra, ciò significherebbe che la vita potrebbe essere più comune nell’Universo di quanto si possa pensare.

Uno dei vantaggi di una missione di riporto di campioni di altri corpi del sistema solare sta nel fatto che è stata preparata con cura così che la contaminazione da materiali organici sulla Terra è praticamente zero. Quindi, se trovassimo amminoacidi su Ryugu, potremo essere certi che provengono effettivamente da lì.

PROSSIMI PASSI. La navicella con il suo prezioso contenuto verrà portata al Sagamihara Campus vicino a Tokyo, in Giappone, dove verrà aperta nelle prossime ore. La sonda-madre invece, dopo aver rilasciato il suo prezioso carico sulla Terra procederà all’ultima parte della missione, dirigendosi verso un minuscolo asteroide chiamato 1998KY26.

Vi arriverà nel 2031 dopo una serie di sorvoli terrestri. Hayabusa 2 potrebbe atterrare sul quell’asteroide con un diametro di circa 30 metri. Sarà una sfida affascinante. Potrebbe anche aiutarci a capire come deviare un asteroide che potrebbe arrivare troppo vicino alla Terra.

 

Fonte: Focus

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