Sì all’emendamento della deputata dem: si può ricorrere al giudice contro il respingimento, l’onorevole Laura Boldrini e la collega Barbara Pollastrini (Pd) hanno ottenuto ciò che volevano: nessun clandestino potrà più essere espulso.

È infatti loro l’emendamento presentato e approvato ieri in Commissione Affari Costituzionali che ha mandato su tutte le furie i deputati leghisti. Nel documento si legge infatti che «se lo straniero presenta una prima domanda reiterata in fase di esecuzione di un provvedimento che ne comporterebbe l’imminente allontanamento dal territorio nazionale, la domanda è trasmessa con immediatezza al presidente della commissione territoriale competente, che procede all’esame preliminare entro tre giorni, valutati anche i rischi di respingimento diretti e indiretti e contestualmente ne dichiara l’inammissibilità dove non siano stati adotti nuovi elementi». L’onorevole Nicola Molteni parla di «vergogna assoluta» e spiega: «Nei decreti Salvini noi avevamo inserito una norma che prevedeva che un richiedente asilo che arrivi in Italia e la cui domanda di asilo venga respinta con provvedimento del giudice, debba essere comunque rimpatriato in quanto la reiterazione della domanda veniva dichiarata inammissibile. La maggioranza, approvando l’emendamento delle due deputate Pd, ha invece tolto l’automatismo dell’inammissibilità della domanda e quindi il rimpatrio».

Che accade dunque? Che un clandestino che faccia nuovamente richiesta di asilo vedrà, entro tre giorni, la sua domanda ancora una volta esaminata.

«Ma quei tre giorni – prosegue Molteni – sono formali, lo sanno benissimo anche il Pd e il vice ministro Mauri che era in commissione e poi sostanzialmente passerà del tempo. Il migrante irregolare dove andrà a quel punto? Dovrebbe andare nel Cpr, ma loro hanno modificato la norma che ora prevede che nei Cpr possano essere ospitati solo l’immigrato pericoloso, quello irregolare che ha dei procedimenti penali, quello irregolare col cui Paese di provenienza l’Italia ha un accordo: ovvero solo i tunisini». Chi viene da un altro territorio e non ha precedenti andrà nei Cas da cui potrà uscire e sparire. «Questo – tiene a dire Molteni – dopo che li abbiamo accolti, rifocillati, vestiti. L’ho detto anche in commissione: questo non è il decreto immigrazione o il decreto Lamorgese, ormai è il decreto Boldrini». E spiega ancora: «È veramente una vergogna. Questi riducono il periodo di trattenimento da 180 a 90 giorni, prevedono che il clandestino possa fare il reclamo attraverso il garante dei detenuti se i suoi diritti vengono lesi, ovvio che non verrà fatta mezza espulsione in più, aumentano poi la possibilità di poter concedere i permessi di soggiorno, che sono tutti rinnovabili, da 1 a 2 anni e tutti convertibili in permessi di lavoro, hanno tolto il limite al tetto del decreto flussi, hanno previsto il divieto di espulsione di chi si dichiara omosessuale. A me sembra che tutte queste misure – prosegue – serviranno solo a non espellere più clandestini. Mi pare una ripicca contro Matteo Salvini e i suoi decreti. È assurdo».

Il collega leghista Gianni Tonelli rincara la dose: «Tanto valeva facessero un decreto che vieta l’espulsione per tutti i clandestini, e che prevedesse il diritto al trattenimento coatto. È veramente pazzesco e incommentabile ciò che stanno facendo».

In un momento in cui gli italiani sono costretti a subire provvedimenti drastici a causa della pandemia, rischiando multe salate, il fallimento delle loro attività e di ammalarsi, la priorità delle buoniste di sinistra resta l’accoglienza. Perché, ormai lo si è capito, se per Salvini vengono «prima gli italiani», per la Boldrini e il Pd vengono prima i clandestini.

Fonte: Il Giornale

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