Confcommercio Toscana annuncia lo sciopero fiscale: «Lo Stato non ci tutela, siamo nel solco della Costituzione»

FIRENZE. «Lo Stato non ci tutela più. Facciamo lo sciopero fiscale!». Il passo è grave. Confcommercio Toscana invita le sue 50mila imprese a non pagare le tasse, statali regionali o comunali che siano. L’associazione dei commercianti si appella ai padri costituenti degli Stati Uniti. Invoca lo spirito del popolo francese, quello della Rivoluzione di Marat e Robespierre. Scomoda pure Gandhi la “Grande Anima”. Dice di muoversi per gli stessi motivi. Fatto sta che Confcommercio passa alle maniere forti e così va dritta contro le istituzioni.

PROTESTA IN NOME DELLA COSTITUZIONE

«Noi che abbiamo chiesto sempre e soltanto di poter lavorare al servizio dei nostri clienti e delle nostre città, ci troviamo oggi nell’impossibilità di farlo per motivi non certo imputabili a nostre responsabilità», dice la presidente regionale di Confcommercio Anna Lapini. La protesta non avrebbe nulla a che fare con l’evasione o l’elusione fiscale. E la solita voce per cui sono le imprese le prime a non pagare le tasse? «E’ un pregiudizio. Solo barzellette. Noi le tasse le paghiamo. Non solo. Molti bar, ristoranti e negozi rimangono aperti perché se chiudessero finirebbero male. Un altro dei nostri problemi infatti sono i debiti contratti con le banche visto che i nostri bilanci sono messi male», dice il responsabile area fiscale, Sergio Agnelli. Confcommercio pone la sua protesta sotto la tutela Costituzione della Italiana. Spiega il direttore regionale Franco Marinoni: «Abbiamo fatto le verifiche con legali e fiscalisti. Il nostro sciopero fiscale è riconosciuto dalla Costituzione. Si tratta di una azione di protesta collettiva che rientra nell’ambito dei diritti di cui agli articoli 18 (diritto di libera associazione), 21 (di libera manifestazione di pensiero), 39 (di libera organizzazione sindacale) e 40 (diritto di sciopero). Sempre in base alla Costituzione – aggiunge – sarebbe compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

META’ ANNO FISCALE ANDRA’ ’IN FUMO’

Lo sciopero fiscale si abbatte subito su tre tasse: Irap, Ires e Irpef. Scadono il 30 novembre e qui è lo Stato, e un po’ anche la Regione con l’Irap, “a farne le spese” (anche se per certe categorie, tipo i ristoranti, e in base al fatturato, c’è la proroga al 30 aprile). La seconda botta colpisce Tari e Imu: le due imposte su rifiuti e immobili commerciali vanno pagate entro metà dicembre. E qui a lamentare i mancati introiti saranno i Comuni (per la Tari, anche se ci sono amministrazioni che l’hanno prorogata) e di nuovo lo Stato (che incassa l’Imu per girarne una parte ai Comuni). «Certo è che le scadenze di novembre e dicembre sono la metà di tributi e imposte che le imprese devono pagare in un anno», spiega Agnelli. Tradotto: le imprese associate manderebbero “in fumo” mezze entrate fiscali di un anno. E i soldi risparmiati serviranno a pagare fornitori e dipendenti. I commercianti pagheranno invece regolarmente Iva, ritenuta d’acconto e imposta di soggiorno.

RISTORI SONO “ACQUA FRESCA”

Ma non vi vanno bene i ristori messi in campo dallo Stato? «Assolutamente no. I ristori sono irrisori. Sono qualche migliaio di euro a fronte di perdite di fatturato di decine di migliaia di euro. In sostanza non servono a nulla per difendersi dai mancati introiti dovuti al Covid», chiude il direttore Marinoni.

 

Fonte:https://iltirreno.gelocal.it/regione/toscana/2020/11/21/news/non-pagheremo-le-tasse-50mila-commercianti-sul-piede-di-guerra-1.39566612

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