Il figlio del cofondatore del Movimento, nel giorno di San Francesco e dell’anniversario della nascita dei 5 stelle, ha deciso di prendere posizione.

E di condannare quella che ha definito “una tendenza al partitismo”, “rifugio di chi ha paura di perdere i privilegi che ha accumulato”. Uno strappo che arriva dopo giorni di tensioni con i parlamentari che vorrebbero sganciarsi dalla piattaforma Rousseau.

“Qualora si avviasse la trasformazione in un partito del M5s, il nostro supporto non potrà più essere garantito”. Davide Casaleggio ha scelto il 4 ottobre, giorno di San Francesco e anniversario della fondazione del Movimento 5 stelle, per imporre il suo aut aut. In un lungo post pubblicato sul Blog delle Stelle, ha rotto definitivamente il suo tradizionale silenzio e annunciato: “Ora è arrivato il momento di prendere posizione”. Lui, figlio del cofondatore M5s e per anni volutamente nell’ombra, ha deciso di parlare proprio a 11 anni dalla nascita del Movimento e in una delle fasi più delicate per i grillini: “Per 15 anni ho prestato la mia attività gratuitamente”, ha scritto. Un ruolo da “semplice attivista” che ha sempre difeso e rivendicato, tanto che, ha rivelato, “quando mi è stata offerta la guida di un ministero, ho rifiutato pensando che il ruolo di supporto del Movimento fosse più importante”.

Nonostante ciò, “ho sopportato insinuazioni, attacchi e calunnie“. Le parole di Casaleggio, anche se in parte proiettate al futuro, suonano come una rottura o almeno come una minaccia di strappo: un gesto che non sorprende perché arrivato dopo settimane di tensioni interne e un braccio di ferro a distanza con i parlamentari. Il gruppo di Camera e Senato infatti, ormai è stato ribadito più volte, vorrebbe sganciare il M5s dalla piattaforma Rousseau, gestita dall’associazione di cui Casaleggio è presidente, andando a toccare uno dei pilastri fondativi dei 5 stelle. Non è un caso, in questo clima di scontri e attacchi a mezzo stampa, che tra i primi a rilanciare le parole di Casaleggio, ci sia stato Alessandro Di Battista: proprio l’ex deputato, nelle interviste degli ultimi giorni, ha definito “morte nera” l’alleanza dei 5 stelle con il Partito democratico e lamentato un interesse “conservativo” dei parlamentari per evitare di perdere le poltrone. “Vi consiglio di leggere Casaleggio”, ha scritto oggi su Facebook Di Battista. E a lui si sono associati, tra gli altri, gli europarlamentari Ignazio Corrao ed Eleonora Evi. Silenzio invece dai big M5s.

“Mio padre sapeva che qualcuno avrebbe potuto annullare il ruolo degli iscritti per motivi carrieristici” – “In questi mesi ho ascoltato, osservato e riflettuto molto. Ora è arrivato il momento di prendere posizione”, ha esordito Casaleggio. E come prima cosa ha iniziato citando i motivi per cui il padre Gianroberto decise di far nascere l’associazione Rousseau e di affidarla proprio al figlio: “Nel 2016 mio padre decise di creare un’associazione dedicata alla promozione e allo sviluppo degli strumenti e metodi di cittadinanza attiva dandogli il nome di Rousseau e di affidarmi il compito di custodire questo progetto perché riteneva che fosse necessario tutelare la comunità del MoVimento garantendo ampi spazi di espressione della sua volontà generale. Conosceva profondamente l’animo umano e non gli sfuggiva la possibilità che qualcuno, una volta eletto nelle istituzioni, avrebbe potuto provare, perseguendo il proprio interesse carrieristico, ad annullare il ruolo degli iscritti e il concetto stesso di ‘portavoce’”.

“La prima promessa del M5s: non saremmo mai diventati partito” – E “il MoVimento 5 stelle”, ha continuato Casaleggio, “è nato proprio con alcune promesse agli iscritti e agli elettori che io non ho dimenticato e non posso sconfessare”. La prima di queste è che “non saremmo mai diventati partito, non solo come struttura, ma soprattutto come mentalità. Molti confondono la parola partito con una struttura organizzativa, ma in realtà è un’impostazione di potere”. E ha elencato i motivi per cui il Movimento non ha scelto quel tipo di organizzazione: “Il partito ha un gruppo di poche persone che decide tutto per tutti. Le liste elettorali, le nomine, i programmi, i supporti elettorali nelle diverse città. Nel movimento invece il potere si esercita dal basso e si trovano tutti i modi per garantire la trasparenza e la condivisione delle scelte tra gli iscritti. Il partito crede nella delega a un rappresentante, il MoVimento nel coinvolgimento attivo del singolo partecipante. Il partito prende i finanziamenti pubblici, crea strutture stipendiate per ex eletti, non crede che ci siano limiti ai mandati parlamentari e crea strutture decisionali che esproprino i cittadini dal loro ruolo di indirizzo e di scelta. Il MoVimento non ha paura della strada più lunga, si autofinanzia, crede nel rinnovamento generazionale, ha il suo fondamento nell’idea che la politica non debba diventare una professione”. Tutto questo è quanto il M5s, dice Casaleggio, ha sempre voluto fuggire: “Il nostro modello è evoluto e sicuramente deve evolvere ancora. Bisogna guardare avanti e non indietro. Non guardare indietro significa non avere nostalgia di come eravamo nel 2009, ma neanche guardare al 1950″.

“Il partitismo è incompatibile con l’idea di Movimento in cui credeva mio padre” – L’accusa di Casaleggio è chiara: “II partitismo è il rifugio di chi ha paura di perdere i privilegi che ha accumulato, ma solo chi è disposto a perdere tutto quello che ha, può ottenere tutto quello che vuole”. E ancora: “Il partitismo è qualcosa che entra piano piano e poi rimane indelebile nel ricordo di ciò che non ha funzionato. Ma il partitismo è soprattutto incompatibile con l’idea di movimento, di unicità e di partecipazione che è racchiuso in quel simbolo disegnato sulla scrivania di mio padre”. E, per tutti questi motivi, è la promessa del figlio del cofondatore, “faremo tutto quello che è possibile per evitare che venga consegnato alla storia come il simbolo del fallimento delle promesse fatte e lavoreremo ancora di più per rilanciare quei valori che hanno reso il MoVimento quello che è”.

“Daremo più potere agli attivisti e chiederemo il rispetto delle regole” – Ma come? Qui Casaleggio ha cercato di stilare una sorta di manifesto programmatico: “Ci attiveremo affinché gli strumenti di partecipazione che abbiamo creato in questi anni siano a disposizione di tutti con un modello open source e saremo pronti a collaborare con tutti quei movimenti, associazioni e organizzazioni che come noi nel mondo vogliono dare voce alle persone e connetterle in processi innovativi”. E “lavoreremo per una decentralizzazione, dando strumenti che rendano autonomi gli attivisti, che aumentino il loro potere decisionale, ma anche la loro responsabilità nella soluzione di problemi affinché le decisioni non siano accentrate in poche persone, ma distribuite”. Poi, “ci impegneremo per studiare nuovi metodi di riconoscimento del merito, del valore e della qualità dei portavoce, affinché la selezione di coloro che andranno a rappresentare la comunità non sia imposta dall’alto, ma rimanga aperta a tutti e continui a essere espressione dal basso”. “Continueremo a chiedere il rispetto delle regole, dei principi e il mantenimento della centralità dell’assemblea iscritti affinché non venga mai annullata e sostituita da segreterie di partito”.

“Garantiremo appoggio al capo politico, ma toglieremo il supporto se il M5s diventa un partito” – Ed eccolo uno dei nodi centrali del discorso di Casaleggio: “Garantiremo le attività che verranno richieste dal Capo Politico del Movimento 5 Stelle”, scrive, “così come abbiamo sempre fatto con serietà e lealtà, per la realizzazione del percorso che il MoVimento riterrà di voler fare, ma qualora, per qualche motivo, si avviasse la trasformazione in un partito, il nostro supporto non potrà più essere garantito, dal momento che non sarebbe più necessario poiché verrebbero meno tutti i principi, i valori e i pilastri sui quali si basa l’identità di un MoVimento di cittadini liberi e il suo cuore pulsante di partecipazione che noi dobbiamo proteggere”. Ovvero, se il prossimo leader o se la prossima formazione di leadership collegiale dovessero decidere di bypassare l’assemblea degli iscritti, ci sarà nei fatti una frattura dentro il Movimento con l’associazione Rousseau non più pronta a sostenere il capo politico.

“Quando mi è stata offerta la guida di un ministero” – Quindi Casaleggio ha anche parlato del suo percorso personale dentro il Movimento: “Per 15 anni ho prestato la mia attività gratuitamente per un’idea di partecipazione collettiva da parte dei cittadini alla vita del proprio Paese. Lo hanno fatto anche migliaia di attivisti che continuano a regalare il loro tempo alla comunità. Quando mi è stata offerta la guida di un ministero, ho rifiutato pensando che il ruolo di supporto del movimento fosse più importante. Ho sempre rispettato i ruoli anche quando non ero d’accordo con le scelte prese”. E, ha ricordato, lo ha fatto pagando un prezzo: “Ho dovuto sopportare insinuazioni, attacchi e calunnie nei miei confronti e nei confronti di mio padre anche da persone che grazie al nostro lavoro ricoprono oggi posizioni importanti. Il mio silenzio negli anni è stato un atto di profondo rispetto nei confronti di chi ha creduto nel nostro sogno, così come oggi ritengo sia doveroso parlare per onestà intellettuale”.

“La nostra identità e gli strumenti che abbiamo costruito sono la ricchezza più grande che possediamo” – Infine Casaleggio ha chiuso ricordando da dove il M5s è partito e dove, secondo la sua prospettiva, intende andare: “Oggi è il 4 ottobre 2020 ed è San Francesco. Sono trascorsi 11 anni dal giorno in cui decidemmo di dare vita a un’idea autentica, umile, ma al tempo stesso potente. Qualunque cosa ci riserverà il futuro, questa idea di movimento proseguirà e si espanderà in ogni caso nei mille rivoli della comunità e Rousseau continuerà ad essere accanto a questa idea. In questi giorni difficili abbiamo ricevuto migliaia di email e messaggi dalle tantissime persone che vogliono aiutare il Movimento e Rousseau. Per questo abbiamo deciso di coinvolgere tutti i cittadini che vogliono aiutarci a mantenere in vita questo progetto, a migliorarlo sempre e che abbiano idee su come creare quegli spazi di confronto che oggi mancano. Saranno gli “ambasciatori della partecipazione” diffusi in tutta Italia. Nei prossimi giorni daremo i dettagli”. E ha chiuso: “La nostra identità, il metodo unico e gli strumenti che abbiamo costruito sono la ricchezza più grande che possediamo e dobbiamo condividere la nostra esperienza per far germogliare l’idea della partecipazione civica attiva e digitale in tutto il mondo. La nostra forza è sempre stata la possibilità di partecipare”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano.it

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