Già enfant prodige, prima imitatrice della tv e prima donna a condurre (da sola) un quiz e un Sanremo, la showgirl festeggia l’importante compleanno con ben sei progetti. Ma nessuno riguarda l’amore: «Io l’avevo già trovato il pezzo mancante del puzzle…»

Il 29 settembre, come la canzone di Lucio Battisti. «Del 1950, come quella di Amedeo Minghi. Ho ben due brani dedicati al mio compleanno. Berlusconi e Bersani, che sono nati lo stesso giorno, ne hanno uno solo!». È di ottimo umore, Loretta Goggi («“Ma tu ridi sempre?” si stupì Battisti»), iperattiva. «70 anni di età, 60 di carriera… Mi impressiona che ogni momento della mia vita sia legato alla professione». Per non smentirsi, dal 18 settembre torna su Rai1 come giudice a Tale e Quale Show; dal primo ottobre arriverà nei cinema in Burraco fatale, a novembre in Ritorno al crimine e in Glassboy. Fra tre settimane sarà sul set di una fiction di Cinzia Th. Torrini, subito dopo nel film di Polo Ruffini Rido perché ti amo.

«Se devo definire in una parola il mio stato d’animo è: stupore. Timida, insicura, un po’ orsa, non avrei mai immaginato questa carriera. Da piccina – mio padre lavorava alla Camera dei Deputati – sognavo quella di interprete parlamentare».

E invece?

Studiavo piano e canto e partecipavo a feste organizzate per i bimbi. Una sera mi hanno notato e, a 10 anni, sono finita a Disco magico, il concorso radiofonico di Corrado, in coppia con Nilla Pizzi. Abbiamo vinto! Ma l’episodio rimase isolato: i miei genitori non erano certo stile Bellissima! Poi, per colpa dell’itterizia…

Dell’itterizia?

Sì, ero diventata gialla! Per distrarmi, mi concessero di vedere la tv dei “grandi”. Al Musichiere si esibiva una della mia età… Ecco, mi venne un chiodo fisso: entrare in quella scatola magica. Su un giornale trovai un annuncio: Anton Giulio Majano cercava una bambina per uno sceneggiato. I miei: “Vai, vai!”. Erano sicuri che non mi prendesse. Mi ha preso, e mi ha insegnato l’ABC: è stato il mio mentore per la recitazione. E nel 1968 mi ha dato un ruolo da protagonista in La freccia nera. Sono apparsa in tutti gli sceneggiati del periodo. Enfant prodige… il prodigio era che ci fossi sempre io! A 12 anni avevo già le foto da autografare, ricevevo sacchi di lettere.

Riusciva a mantenere l’equilibrio?

Ci pensava mamma! Figlia di un militare, mi intimava: «Senti Cosetta (o Beatrice, o Florrie, a seconda di quel che recitavo in tv), vatti a rifare il letto!». E mio padre: se non sei promossa, il gioco finisce qua. Ero convinta di essere una meteora come Shirley Temple. Mi sentivo inadeguata. Una Fantozzi perfetta.

Quando ha guadagnato autostima?

A 25 anni. Era un periodo di transizione: chi voleva che cantassi, chi che imitassi, chi mi riteneva una patata lessa… Di pancia, d’istinto, ho deciso di prendere in mano la carriera. Sembro razionale (“perfettina”, “freddina” dicevano), in verità sono passionale.

Chissà quanti disavventure da #MeToo.

No. Con gli uomini avevo rapporti di cameratismo, forse anche per colpa della mia ironia, delle prese in giro.

Essere spiritose protegge meglio di una cintura di castità.

(ride) Hanno avuto terrore tutti, fino a mio marito (il coreografo Gianni Brezza, scomparso nel 2011, ).

La vocazione per le imitazioni come è nata?

Quando, ospite di una trasmissione di Baudo, ho improvvisato con la voce di Patty Pravo. Pippo è rimasto colpito e mi ha voluto a La freccia d’oro (ancora frecce!) e a Canzonissima. Dove ho conosciuto Alighiero Noschese, che mi ha proposto Formula 2: un tripudio, quante risate! È stato l’unico dell’ambiente con cui ho festeggiato un compleanno: non ho mai frequentato colleghi.

È stata la prima imitatrice della tv, e ha altri record: prima donna a condurre da sola sia un quiz sia Sanremo…

E ho presentato il primo varietà di Canale 5, Hello Goggi, nel 1981. Una specie di pesce pilota… Ero andata via dalla Rai, la mia “mamma”, perché continuavano a ritenere la donna incapace di gestire un programma per conto suo. Tagliare il cordone ombelicale è stato fondamentale: ho portato a teatro “Stanno suonando la nostra canzone” con Gigi Proietti e ho capito che mi ero “costruita” bene.

A Proietti la lega pure un’altra cosa…

(ride) Eh sì! Ero la doppiatrice di Titti, lui di Gatto Silvestro.

Il 1981 è pure l’anno del “botto” di Maledetta primavera a Sanremo. Attrice, imitatrice, cantante: impossibile incasellarla.

Mi dà grandissimo senso di libertà! Non firmo mai contratti o esclusive, accetto esclusivamente le cose che mi piacciono. E per tre volte mi sono ritirata.

Perché mai?

La prima dopo il trionfo di Formula 2: avevo 23 anni e nessun amico… Non era sano. Mi sono presa del tempo, ho viaggiato in India (sono riuscita a non cedere neppure a una canna, mi chiedevano se fosse un fioretto…). La terza dopo Via Teulada 66, nel 1989. Mi avevano chiamato per rivoluzionare il mezzogiorno televisivo parlando del buco dell’ozono, di Telefono Azzurro, dei malati di Aids. Invitavamo cantanti come Fiorella Mannoia…

Che era stata sua controfigura nella Freccia nera.

Sì, e io l’ho doppiata in un film western. Scambio di favori… Purtroppo, al pubblico del buco dell’ozono non fregava niente. Mi sono arresa: la tv non mi somigliava più.

Manca il secondo abbandono delle scene.

Dopo Fantastico, nel 1979. Gianni era il primo ballerino: avevo trovato il mio amore e volevo godermi questa storia potente. Aveva un carattere forte: l’ho combattuto e viziato al tempo stesso. Litigavamo, mi incavolavo come una bestia, però quando si addormentava me lo guardano e dicevo: ma povero amore! Aveva avuto una gioventù durissima: orfano, profugo da Pola, aveva conosciuto la fame, lavorato nei cantieri, pulito le stive. Il nostro rapporto è stato il successo più grande della mia vita.

Da quale punto di vista?

L’ho curato come una pianta, malgrado Gianni fosse il mio opposto. Quando si è ammalato, ho persino seguito un corso al Regina Elena per imparare a usare il port-a-cath con cui alimentarlo e somministrargli i farmaci. Quando è mancato, volevo fermarmi. Ma Carlo (Conti, ndr) ha insistito per Tale e Quale Show, e dopo mi hanno offerto pellicole e serie tv.

Un figlio non l’avevate desiderato?

Certo! Ma quando ci siamo incontrati lui mi ha chiesto di aspettare: era sposato e aveva già tre bambini, voleva che fossero grandi abbastanza per capire. Venuto finalmente il momento, ci siamo accorti di non essere compatibili da quel punto di vista. Avremmo potuto ricorrere all’inseminazione artificiale, che tristezza però! Mi pareva di pianificare a tavolino un gesto che doveva avvenire spontaneamente, facendo – che so – l’amore in barca. Quante notti abbiamo passato navigando con la luna piena… E comunque io sono credente: si vede che doveva essere così.

Progetti?

Ho scritto una fiction con mia sorella (Daniela, showgirl, celebre il suo hit Oba-ba-luu-ba, ndr) su donne della nostra età che ricominciano dopo una batosta. In fondo, ormai sostengono che siamo vecchie solo a 75 anni… (ride) Io e Daniela siamo simbiotiche, quasi gemelle. Ci siamo persino scambiate i caratteri: lei era uno spirito libero e io precisa, oggi lei è pacata e io pazzerella.

Cosa l’ha “sbloccata”?

La morte di mio marito, per quanto appaia strano. È venuta fuori una Loretta che era rimasta sommersa: fino ai 29 anni ho vissuto a casa ed ero la Loretta di mamma e papà; da allora, la Loretta di mio marito.

Avrebbe spazio per un nuovo amore?

No, dovrei proprio rincitrullire! Non mi serviva un uomo che mi mantenesse o garantisse uno status borghese: mi interessava uno che mi completasse come fossimo un puzzle. Con tutto quello che mi ha lasciato dentro mio marito, non c’è niente da completare.

Fonte: https://www.iodonna.it/personaggi/star-italiane/2020/09/14/loretta-goggi-70-anni-icona-intervista/

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