“Dopo la crociera dove finiscono i migranti?” È la domanda provocatoria che si pone Dagospia riprendendo il pezzo del Corriere della Sera che parla della tragedia umana che si sta consumando a Lampedusa. L’Italia, abbandonata dall’Europa, assiste al cortocircuito, ampiamente previsto, del suo irrealizzabile progetto di accoglienza e di riapertura incontrollata ai flussi migratori.

Durante il vertice il premier Conte ha presentato il piano Lampedusa al governatore della Regione Siciliana, Nello Musumeci, e al sindaco dell’ isola, Salvatore Martello. Per svuotare subito l’hotspot sovraffollato e in condizioni disastrose è stato previsto entro venerdì (oggi) l’arrivo di due navi.

“Chiamare questo ‘accoglienza’ significa che abbiamo già fallito”, afferma il sindaco Martello. “Sono scioccato, io faccio il medico legale, ne ho viste di situazioni forti, diciamo così. Ma quello che ho visto in questi giorni mi ha colpito umanamente, oltre che come medico”.

La situazione è critica e insostenibile: sovraffollamento, ‘incolumità per tutti’, rischio sanitario e violazione di norme sono all’ordine del giorno tra i centri di accoglienza dell’isola. Lo racconta Cristoforo Pomara, ordinario di Medicina legale, nominato coordinatore della task force istituita dalla Sanità della Regione Sicilia per valutare condizioni e soluzioni dei 40 punti sensibili dell’isola, fra hotspot e centri di prima accoglienza. “Con le 1.200 persone che c’ erano al momento del sopralluogo si violavano tutte le regole di prevenzione delle patologie diffusive. Non soltanto Covid. Parlo di epatiti, Hiv, scabbia, tubercolosi…”

 

L’hotspot di Lampedusa è assolutamente inadatto ad accogliere qualcuno. Pomana in un’intervista concessa al Corriere della Sera spiega: “Quel luogo è già inadatto per i 200 che sono il numero regolare previsto. Ci sono interi padiglioni inagibili, le persone dormono all’ aperto, sotto gli alberi. L’ assistenza medica è totalmente insufficiente. In alcuni angoli non c’ è un pavimento ma un tappeto umano”.

Il primario rivela: “Durante uno dei sopralluoghi a Pozzallo un ragazzo mi ha detto: mettetemi in prigione che almeno sto al sicuro. A Lampedusa, invece, un ragazzino di 14 anni, tunisino: è positivo al Covid, è solo ed è disperato. Non fa che piangere.”

Le navi da quarantena non sono la soluzione al problema. Dopo cosa succederà? Come fa notare  il primario “l’emergenza non sarà finita in pochi giorni”. Gli arrivi non si bloccheranno. Cosa farà a quel punto Conte? Metterà in piedi una flotta di navi da crociera? Finché il governo non si deciderà a inchiodare l’Europa alle proprie responsabilità la situazione rimarrà di fatto in emergenza.

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