Il lungo lavoro fatto dal ministero della Salute insieme all’Istituto superiore di Sanità si è tradotto in sei pagine che prefigurano tre scenari possibili sul fronte Covid per quanto concerne il mondo della scuola e le misure da adottare per prevenire o rallentare il diffondersi del contagio ad esso legato.

Da queste pagine traspare che l’allerta clinica si prolungherà a tutto l’inverno, almeno fino a fine marzo 2021 e si evidenzia in maniera chiara che i maggiori rischi di un ritorno del contagio saranno legati alla riapertura della scuola.

Candidamente il ministro Speranza ha dovuto ammettere che gli esperti non hanno la minima idea di quale sarà l’impatto che potranno avere le misure di riorganizzazione scolastica che si stanno mettendo in campo in questi giorni nel contenere i contagi.

Queste linee guida si chiamano “Preparedness“, preparazione a “minimizzare i rischi posti dalle malattie infettive e per mitigare il loro impatto”.

Sono contenute in un documento ancora riservato che ispirerà la prossima circolare ministeriale inerente il mondo della scuola.

Sul piano concreto, si sa, ripartiranno a breve le crociere e gli scuolabus, restano ferme le discoteche e a porte chiuse gli stadi, si sta discutendo con forza sulla capienza dei treni locali, con una accesa disputa tra Esperti e Ministero della salute che chiedono sia occupato su tutti i mezzi di trasporto pubblico il 50 per cento dei posti mentre le Regioni chiedono che questa percentuale sia portata all’80 %.

Prima dell’11 marzo, data di inizio del lockdown nazionale, la trasmissibilità del virus è stata stimata a Rt=3 in diverse regioni. Dall’11 al 25 marzo il valore è calato in tutte le aree a valori compresi tra 0,5 e 0,7, che si sono mantenuti tali fino al termine di maggio, quando la graduale riapertura ha portato un leggero ma costante incremento di Rt che oggi posiziona il range tra 0,9 e 1, con focolai fortemente contagianti ma anche facilmente controllabili.

La linea di positività dei contagi da giugno è tornata gradualmente a salire. Gli esperti dell’Istituto Superiore della Sanità e del Ministero ammettono di non sapere in che condizioni arriveremo a fine estate, e prefigurano tre scenari possibili per il mondo della scuola.

Il primo ipotizza una situazione sostanzialmente invariata a quella di oggi 8 agosto, con un impatto modesto delle scuole sulla trasmissibilità e le sue fonti d’infezione, considerate inevitabili ma tenute sotto controllo.

In questo scenario le scuole riapriranno, anche se nel rigoroso rispetto della distanza di sicurezza, e nel rigoroso rispetto delle altre linee guida (distanza di un metro tra alunni, distanza due metri tra cattedra e alunni, distanza linee di fuga almeno 80 cm tra banchi e pareti delle aule, ingresso scaglionato a piccoli gruppi, non accesso a scuola di alunni con influenza o raffreddore, rispetto distanza sicurezza in tutti gli spazi della scuola aula mensa compresa, aerazione continua delle aule e degli spazi degli edifici scolastici, sanificazione continua nell’arco della giornata di porte, finestre e bagni, dove si potrà accedere solo un alunno per volta.)

Il secondo scenario evidenzia una situazione di trasmissibilità “sostenuta e diffusa” con Rt tra 1 e 1,25: non si riesce a tenere traccia, in questo caso, dei nuovi focolai, inclusi quelli scolastici.

Con questo scenario la pronuncia del Comitato degli Esperti, pronuncia che prenderà in piena autonomia e che sarà insindacabile e non opponibile, che si avrà negli ultimi giorni di agosto non potrà fare altro che sancire una ripresa a settembre ancora in modalità DAD.

Infine, situazione peggiore, si contempla questa possibilità: “Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario e valori regionali sistematicamente compresi tra 1,25 e 1,5”. In questo caso non sara’neanche necessaria la pronuncia di fine agosto del Comitato degli esperti.

La scuola riaprirebbe in completa modalità DAD.

Secondo gli Esperti allo stato attuale appare bassa la probabilità di osservare ipotesi di trasmissione caratterizzati da Rt maggiore di 1,5 per periodi lunghi (almeno un mese), ma ciò non toglie i mille dubbi che circondano la scuola del Bel paese, la grande incognita di fine estate.

Epidemiologi e igienisti di fama internazionale confessano di non avere la minima idea di che cosa succederà con la riapertura delle scuole.

Infatti hanno messo nero su bianco che non è nota o prevedibile la reale trasmissibilità di SarsCov-2 nelle scuole, anche se iniziano ad essere disponibili preoccupanti evidenze scientifiche di epidemia in ambienti educativi in vari paesi europei nelle quali le scuole sono state riaperte (e poi richiuse per i troppi contagi tra alunni).

In parole povere non è noto quanto i bambini, prevalentemente asintomatici, trasmettano il virus rispetto agli adulti. Tutto questo rende molto incerto il ruolo della trasmissione del covid nelle scuole, soprattutto in quelle del nostro Paese, con decine di migliaia di classi pollaio e con il corpo docente più anziano di tutto il Vecchio Continente, con una media del 50% con età che supera i 55 anni, e di conseguenza ad altissimo rischio di esposizione al contagio.

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