Il primo settembre si avvicina e abbiamo un’unica, nitida, certezza. Con la scusante della pandemia e dell’emergenza sanitaria i docenti saranno trasformati in bassa manovalanza, al pari di venditori di beni pubblici privatizzati.

Tutto ciò grazie al brillante e lungimirante Comitato degli Esperti, composto da rispettabilissime personalità della società civile, che però tanto esperti e conoscitori delle reali quotidiane esigenze e criticità del mondo della scuola non sembrano.

Da quando questi 18 super esperti sono stati nominati dalla ministra Azzolina, il 20 aprile scorso, hanno gettato il mondo della scuola nella confusione più assoluta, con cervellotiche e spesso grottesche e incomprensibili soluzioni, cambiate di giorno in giorno. Soluzioni spesso fuori dalla realtà del mondo scolastico e del tutto inapplicabili.

Dando in alcuni casi la sensazione di muoversi a tentoni e di avere poco a che fare con la reale quotidianità di chi vive nelle italiche scuole.

Tra le diciotto eminenti professionalità troviamo una sola effettiva docente di un liceo milanese, nominata più che altro come testimonial, come supervisore, in quanto è stata candidata a un importante concorso internazionale dei docenti.

Dei 18 super esperti 12 non hanno mai messo piede in una scuola.

Uno di essi è il cofondatore di una società privata, la “Impactscool”, organizzazione che realizza attività di formazione in scuole e università, anche nel’ambito di un protocollo di intesa siglato con il Miur.

Tra loro troviamo anche l’Amministratore delegato di Sogei (“Società Generale d’Informatica S.p.A.”), azienda pubblica del Ministero dell’economia e delle finanze per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Un altro componente del Comitato di “esperti” della Scuola è ricercatore presso l’Istituto Superiore di Sanità.

E ovviamente non manca la componente vaticana, degnamente rappresentata dal Presidente dell’”Istituto internazionale salesiano di ricerca educativa” (ISRE).

E cosi via…Insomma le sorti del personale della scuola e dei nostri figli, è ciò che ci aspetta dal primo settembre, dipenderà esclusivamente dalle loro valutazioni, dalle loro decisioni.

Fino ad oggi il loro lavoro più che fare chiarezza sulla scuola che troveremo, ha prodotto proposte contraddittorie e a volte opposte fra loro, gettando nello sconforto e creando scompiglio e disorientamento tra chi la scuola la dovrà vivere in prima persona, docenti, alunni, famiglie e soprattutto Dirigenti Scolastici, che alla fine, come sempre, si ritroveranno il primo settembre tra le mani una situazione esplosiva e assolutamente ingestibile.

Prima i nostri magnifici 18 esperti hanno partorito il “ricorso selezionato e consapevole a modalità blended” di didattica. Che tradotto in parole comprensibili per noi umani, significa didattica “mista” (in presenza e “a distanza”).

Cioè metà classe farebbe lezione in presenza e metà davanti al pc da casa, alternandosi settimanalmente. Poi ci hanno ripensato. Hanno accantonato questa soluzione e pensato di creare una schermatura in plexiglas per ogni alunno, a mo di acquario.

Visti i costi esorbitanti di questa soluzione e le vibranti proteste dei genitori e dei docenti, hanno accantonato anche questa soluzione. Cosi hanno messo nel piatto un’altra geniale pensata: la “rimodulazione” delle ore di lezione: che significa per ogni classe diminuire le ore effettive di lezioni giornaliere (in pratica dimezzandole) e per ogni insegnante di Scuola media di Primo e Secondo Grado, impartire 27 ore di lezione della durata di 40 minuti ciascuna (invece delle attuali 18 ore da 60 minuti).

Lezioni quindi più veloci, essenziali, poco approfondite e dalla dubbia ricaduta didattica della qualità dell’ offerta formativa sugli alunni. Con aumento effettivo, per i docenti, del carico di lavoro: 9 lezioni in più a settimana da preparare, gestire, verificare. A costo zero per lo Stato, come sempre quando si tratta di Scuola e docenti.

Meno male che al suo esordio come ministro la Azzolina aveva pomposamente sentenziato che la Covid “deve assolutamente produrre un salto in avanti”. Anche se qui, più che salto in avanti oggi che già siamo a metà giugno, dovremmo parlare di un “salto nel vuoto”.

Insomma per la nostra scuola si prospettano tempi bui e incerti, peggio di quello che ci è toccato negli ultimi 30 anni. Sta prendendo piede l’idea che la cultura serva a poco, che la comprensione effettiva sia un optional inutile, che l’approfondimento sia un fine superfluo.

Una bestemmia in un Paese che della cultura è la patria: un Paese che vanta il maggior numero di siti Unesco “patrimonio dell’Umanità”; un Paese che vanta il maggior numero di città storiche e di capolavori artistici; il Paese dove è nata la lingua latina, che, dopo 2.000 anni, trasformatasi nelle lingue romanze, è la più parlata nel mondo.

Un Paese, il nostro, che se affidasse le scelte inerenti l’organizzazione e il buon funzionamento della scuola, a persone che ne fanno parte e la vivono giorno per giorno, e non a improbabili e improponibili super esperti, persone tutte rispettabili ma che la scuola non la vivono, potrebbe candidarsi come guida della Scuola del’intero pianeta.

E invece no. A dettarne le regole sarà il magnifico comitato di esperti, comitato che in alcune decisioni da’l’idea di ispirarsi in alcune linee guida al cosiddetto “piano Colao”.

Piano Colao che prevede la privatizzazione dell’acqua e di ogni altro bene pubblico, per fortuna escludendo, almeno per il momento, l’aria, non privatizzabile per intuibili difficoltà tecniche.

Arte, scienza e cultura smettono di essere arti libere e fini a se stesse,  diventando un “brand del Paese”: il che, tradotto in parole comprensibili per noi comuni mortali, significa che non è più possibile insegnarle liberamente, perché un “brand”, ossia un marchio commerciale, nulla ha a che fare con la libertà d’insegnamento.

Unica speranza è che i docenti e le famiglie italiani aprano gli occhi, e prendano coscienza che la Scuola non sia un luogo di venditori a cottimo di beni pubblici privatizzati, ma che abbia come unico fine della sua esistenza il perseguire e insegnare “virtute e conoscenza”.

Anche se con questi comitati, e con certe decisioni, questa finalità diventa, ogni giorno che passa, sempre di più una lontana utopistica chimera.

E nel frattempo il primo settembre si avvicina…

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