di WANDA CHERUBINI-

VITERBO – Si è svolto ieri pomeriggio, in video conferenza, alle ore 18, il secondo incontro organizzato da Slow Food Viterbo e Tuscia e Slow Food Corchiano e Via Amerina dedicato ai produttori e alla commercializzazione.

Ha preso per primo la parola Luigi Pagliaro, che ha spiegato come l’obiettivo di questo secondo incontro sia avviare un incontro con i produttori anche della condotta di Corchiano e Amerina con lo scopo di raccontarsi e indicare quali soluzioni trovare per riuscire a fronteggiare questo momento emergenziale, soprattutto per la commercializzazione.

Alberto Valentini della condotta di Viterbo e Tuscia ha rimarcato come questo incontro sia dedicato alla terra ed ai produttori e come l’agricoltura e la ristorazione siano molto legati. Ha poi spiegato: “La mia azienda è a Tuscania. Parliamo di un cibo buono, pulito e giusto. Buono perché deve essere di qualità, giusto perché dobbiamo ottenere i prodotti della terra utilizzando manodopera giustamente retribuita e pulito perché in qualche maniera dobbiamo dare un cibo privo di trattamenti fitosanitari. Per le piccole imprese il problema del caporalato non esiste, ma esiste per le grandi. La presenza della condotta di Corchiano e via Amerina ci dimostra come lo Slow food non è a compartimenti stagni, ma si espande sul territorio”.

Andrea Lucentini, fiduciario della condotta Slow Food Corchiano e via Amerina, ha aggiunto: “Non esiste arma migliore per spingere il territorio che il prodotto agroalimentare. Come possiamo ripartire dopo questo periodo? Ripartiamo dai valori di eccellenza che Slow Food ha sempre promosso”.

Alberto Valentini
La parola è, quindi, passata a Luca Di Piero che ha riferito: “Abbiamo avuto 20 giorni di blocco totale, sembrava la fine del mondo. Abbiamo presentato una vendita online un mese prima del Covid. All’improvviso abbiamo avuto uno sblocco con questa vendita che avevamo avviato e siamo riusciti a tirare fuori un 25% di quello che di solito facevamo. Il futuro è nella vendita online e dobbiamo investirci. Bisogna farsi conoscere. Bisogna fare eventi, creare prodotti sempre più innovativi e di qualità”.

Federico Porro della condotta di Rieti ha detto: ” Ho un’azienda agricola a Rocca Sinibalda, in provincia di Rieti, di circa 10 ettari e produciamo un po’ di tutto. Facciamo anche il miele. Il nostro calo di prodotti in magazzino corrispondeva ai mesi di blocco. Legumi e cereali ripartono da luglio. Ce la siamo cavata molto bene con le spedizioni, facendo anche consegne a Roma. Siamo migliorati dal punto di vista della comunicazione, cambiando metodo di consegna e tanti hanno apprezzato. Per noi è il futuro perché i classici mercati sono molto stancanti e legati alle condizioni meteo”.
Guido Felici, produttore di pasta fresca a Viterbo, ha raccontato la sua esperienza: “Abbiamo cercato con la mia compagna di orientarci verso la terra e così abbiamo apportato un cambiamento alla nostra famiglia: insieme ai nostri due figli piccoli ci siamo trasferiti in un’azienda in Toscana dove produco latte di capra. Il fine settimana lo dedico alla pasta fresca ed il resto della settimana a questa azienda”.

Anche Mammo dei Lamponi dei Monti Cimini racconta la sua esperienza: “Appena iniziato il Covid abbiamo anziché frenato, accelerato con una pubblicità che avesse un senso civico e civile: abbiamo attivato su Instagram che come social preferisco a Facebook, una competizione, raccogliendo da tutta Italia un gruppo di persone che hanno ricevuto un kit dei miei prodotti per realizzare ricette innovative. 35 persone hanno fatto ben 100 ricette, che sono state raccolte nel “Lamponario” un volume di 136 pagine che sarà consegnato dai primi di giugno e andrà in tutta Italia. Il ricavato della vendita del volume andrà in beneficenza per il periodo di Natale. Il mondo è cambiato – ha proseguito – Tante persone si trovano in difficoltà. Il mio shop online esiste da 5 anni, ma c’è una competizione che fa paura. Quindi online sì, ma noi piccoli imprenditori facciamo “cose buone” e su questo dobbiamo puntare. Poi possiamo anche adattarci, a differenza delle grandi aziende. Il mio parere è spingere nell’innovare il nostro modo di concepire le cose tradizionali, migliorando i magazzini, la logistica, la cura del cliente. Chi si fossilizza è destinato all’estinzione. Le aziende non vanno poi tutte alla stessa velocità e direzione ed è difficile collaborare”.

Lucentini è di nuovo intervenuto per affermare: ” Dico che non dobbiamo abbandonare totalmente la volontà di collaborare. Dei modi esistono”.
Luca Di Piero ha rimarcato: “E’ quasi impossibile mettere insieme più aziende. Ma attualmente ho realizzato un mio sito online dove ho dato spazi ad altri prodotti di aziende con cui collaboro, in questo modo ci può essere pubblicità reciproca e collaborazione”.

Pierluigi Presciuttini, olivicoltore di Montefiascone, dedico al recupero degli oliveti abbandonati (3500 piante recuperate negli ultimi 3 anni) ha riferito: “E’ il momento di collaborare e di farsi conoscere da chi ancora non ci conosce. La collaborazione per me è stata fondamentale. Bisogna lavorare in sinergia. C’è una sensibilità aumentata verso il piccolo imprenditore locale”.

Federico Porro ha aggiunto: ” E’ vero, è aumentata questa sensibilità. La fiducia verso di noi c’è sempre stata, ma si è amplificata in questi mesi e dobbiamo essere bravi a mantenere questo rapporto diretto di fiducia”.

Infine, anche qualche voce femminile. Roberta Mazziantonio, dell’azienda “Perle della Tuscia” di Grotte di Castro, produttrice di legumi e patate particolari ha detto: “Noi abbiamo lavorato tanto, avendo molti clienti su Roma e altre città. Abbiamo venduto molti legumi. Abbiamo anche fatto molta pubblicità sui nostri social con dei box, pacchetti promozionali con spese di spedizione incluse che sono andate molto bene. Ci siamo agganciati a delle piattaforme, non avendo un nostro sito. Stiamo a vedere quello che succederà ora. Ci manca il settore della ristorazione. Non ritorneremo più alla normalità di prima, dobbiamo innovarci per il futuro perché le cose non più come prima”.

Chiara De Santis, psicologa, coordinatrice dell’azienda Agriland, ha spiegato come la loro azienda sia stata facilitata dal fatto di essere al centro della città, quindi, raggiungibile a piedi, tanto che la prima cosa per loro è stata quella di lavorare sulla prossimità, lasciando le ceste con i prodotti al cancello. “La seconda cosa che abbiamo fatto è stata quella di ospitare aziende per andare a raccontare i loro prodotti. La prossima settimana apriremo il nostro orto. L’idea è quella di essere un luogo che permette di far conoscere le aziende e di raccontare i loro prodotti. Le persone hanno in questo momento veramente sete di questa conoscenza”.
Elisa D’Aloisio ha detto: “L’unione degli agricoltori funziona sempre. Abbiamo vinto il bando “Porto sicuro”. Funziona anche il gruppo d’acquisto tra i produttori, usando una rete solidale, che è il modo migliore per sopravvivere”.

Gaia Giannotti, fondatrice di uno studio di consulenza nell’agroalimentare, ha affermato: “In questo periodo abbiamo scoperto le possibilità date dalle comunicazioni digitali. Non penso che l’e-commerce continuerà con i ritmi del Coronavirus. Tuttavia le persone si sono trovate costrette a farlo e questa è un’opportunità. Non penso che torneremo alla realtà precedente. Qualcosa è cambiato in noi sia come persone che come consumatori. Abbiamo capito di non essere immortali e che la scienza ha dei limiti. Ma anche che intorno a noi c’è una comunità pronta ad aiutare chi era più in difficoltà con iniziative di beneficenza. Poi abbiamo avuto un ulteriore tempo per incrementare altri settori logistici, in particolare il customer service, per accorciare quella distanza tra produttore e cliente. Questa esigenza continuerà a sentirsi ancora”.

(FONTE TUSCIA TIMES: https://www.tusciatimes.eu/slow-food-in-video-conferenza-con-i-produttori-ce-una-sensibilita-aumentata-verso-il-piccolo-imprenditore-locale/)

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