Viveva sommerso dai rifiuti e con oltre cinquanta animali, ma nessuno se ne era accorto

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La drammatica scoperta dei volontari dell’Enpa di Monza.
In quella abitazione di San Rocco, alla periferia di Monza, Mariano (il nome è di fantasia) accumulava di tutto. Nella sua casa e nel suo giardino aveva oltre una cinquantina di animali da cortile, oltre alle carcasse di animali ormai morti da tempo. Ma non solo: c’erano anche sacchi di immondizia e rottami. Eppure i suoi vicini non si erano mai accorti di nulla. Nessuna segnalazione di fetori che provenivano dall’immondizia accatastata tra i rovi, nessuna segnalazione di rumori provenienti dal continuo starnazzare di oche, galline e anatre. Invisibile persino quella capra tibetana affetta da dermatite.
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Poi, però, quell’accumulo compulsivo è venuto a galla quando Mariano è stato ricoverato in ospedale e ha chiesto a un conoscente di prendersi cura dei suoi adorati animali.
Ma quando l’uomo ha aperto la porta di casa si è trovato di fronte a una scena indescrivibile, ritratto di solitudine e di abbandono di un uomo molto probabilmente affetto da quella patologia che gli inglesi definiscono “Animal Hoarding” cioè accumulo compulsivo di animali.
Il conoscente si è trovato di fronte a una vera e propria arca di Noè, con animali da cortile che vivevano tra carcasse di altri animali morti, tra i sacchi di spazzatura e i rottami di ferro. Un’arca di Noè formata da 35 tra galli e galline di varie razze (una coppia era detenuta in una gabbietta per uccellini), 6 oche tra cignoidi e romagnole, 11 anatre tra anatre mute e mandarine, e una capra tibetana di circa 7-8 anni, affetta da dermatite.
Immediata la segnalazione all’Enpa di Monza che ha effettuato il sopralluogo. Gli animali sono stati trasferiti nel rifugio di via San Damiano. I volontari si sono dovuti organizzare su più turni: erano troppi gli animali da trasferire in un solo viaggio.
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Dopo poche settimane dal ricovero Mariano è morto. Mentre i suoi animali adesso vivono in condizioni di sicurezza nel grande rifugio dell’Enpa.
“Resta l’amaro in bocca per una situazione degenerata nell’indifferenza generale – commenta Giorgio Riva, presidente dell’Enpa di Monza – quando Mariano, invece, avrebbe avuto bisogno di qualcuno che intervenisse per tempo, per lui e per i suoi animali. Mariano sicuramente ha amato i suoi animali, ma li ha amati in un modo sbagliato”.

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