ROMA – Individuare in anticipo quali specie animali potrebbero essere in grado di ospitare determinati virus è una delle sfide più importanti nella prevenzione delle future pandemie. È questo l’obiettivo di un nuovo studio realizzato dai ricercatori del dipartimento di Fisica e del dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza Università di Roma e pubblicato sulla rivista Nature Communications.
La ricerca introduce un nuovo approccio basato sull’intelligenza artificiale, progettato per prevedere con maggiore accuratezza rispetto ai metodi tradizionali i possibili legami tra i virus e le specie di mammiferi che potrebbero ospitarli.
La ricerca parte da un problema ancora molto ampio: le conoscenze sui virus zoonotici, cioè quelli di origine animale capaci di infettare l’uomo, sono ancora estremamente limitate.
Secondo i dati riportati nello studio, sarebbe stato descritto meno dell’1% dei virus zoonotici presenti nei mammiferi. Le risorse disponibili non consentono inoltre di accelerare in maniera significativa la ricerca e l’identificazione di nuovi patogeni.
Una situazione che mantiene elevato il rischio di future epidemie provocate da virus ancora sconosciuti. Tra gli esempi più recenti e significativi vengono ricordati Sars, Mers, Ebola, Nipah e Sars-CoV-2.
Uno degli ostacoli principali è rappresentato dalla distribuzione non uniforme delle informazioni disponibili. Alcune specie animali e alcune aree del mondo sono infatti molto più studiate di altre.
“Le informazioni disponibili sono fortemente sbilanciate verso le specie e le aree geografiche più studiate”, spiega Moreno Di Marco, leader del Biodiversity & Global Change Lab.
Questo significa che l’assenza di una segnalazione relativa a un determinato virus non indica necessariamente che una specie sia immune.
“Di conseguenza, l’assenza di segnalazioni di un virus in una specie non sempre implica che questa ne sia immune, ma riflette spesso una carenza sistematica di dati”, aggiunge Di Marco.
Il nuovo modello di intelligenza artificiale sviluppato dai ricercatori della Sapienza punta proprio a ridurre questo limite, utilizzando le informazioni disponibili per individuare associazioni tra virus e mammiferi che potrebbero non essere ancora state documentate.
L’obiettivo è quindi fornire uno strumento in più per indirizzare la ricerca, individuare in anticipo possibili serbatoi animali e migliorare la capacità di sorveglianza nei confronti di virus potenzialmente in grado di compiere il salto di specie.

