Virginia Woolf e la scrittura al femminile

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“Ho avuto un istante di grande pace. Forse è questa la felicità.” Scriveva Virginia Woolf, morta il 28 marzo 1941.

La grande scrittrice Adeline Virginia Woolf nasce a Londra il 25 gennaio 1882. Il padre, Sir Leslie Stephen, è un autore e un critico; la madre è Julia Prinsep-Stephen, modella. Virginia e la sorella Vanessa vengono istruite in casa, mentre i fratelli studiano a scuola e poi presso l’università di Cambridge.

Nella sua giovinezza Virginia è vittima di due gravi episodi che la turbano profondamente, segnandola per il resto della vita: la tentata violenza sessuale da parte di uno dei suoi fratellastri nel 1888 e la morte della madre avvenuta nel 1895, con cui aveva stabilito un legame affettivo molto forte.

In queste circostanze soffre di nevrosi, malattia che all’epoca non si poteva curare con farmaci adeguati. La malattia riduce di fatto la sua attività letteraria.
Attivamente impegnata nella lotta per la parità di diritti, fu, con il marito, militante del fabianesimo. Nel periodo fra le due guerre fu componente del Bloomsbury Group.

Figura di spicco nell’ambiente letterario londinese, scrisse molti testi rimasti nella storia della letteratura.

Fra le sue opere più famose i romanzi La signora Dalloway (1925), Gita al faro (1927) e Orlando (1928). Tra le opere di saggistica emergono Il lettore comune (1925) e Una stanza tutta per sé (1929).

I suoi lavori sono stati tradotti in oltre cinquanta lingue. Tra i suoi traduttori si annoverano Jorge Luis Borges, Marguerite Yourcenar, Giulia Niccolai, Cristina Campo e Nadia Fusini.

Molto significativa questa sua frase: “Una donna deve avere denaro, cibo adeguato e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi.”

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