21 Agosto 2026

Violenza giovanile d’estate: dalla movida al sangue, il caso del “Castello” di Sangineto

L'estate 2026 si conferma un periodo segnato da un'escalation di episodi di violenza tra giovani nelle località turistiche italiane, con il caso di Sangineto, in Calabria, che ha acceso i riflettori sulla drammaticità del fenomeno dopo la morte di un addetto alla sicurezza. Il caso di Sangineto: la tragedia del "Castello" Antonio Perrotta, 34 anni,…
11 Agosto 2026

L’estate 2026 si conferma un periodo segnato da un’escalation di episodi di violenza tra giovani nelle località turistiche italiane, con il caso di Sangineto, in Calabria, che ha acceso i riflettori sulla drammaticità del fenomeno dopo la morte di un addetto alla sicurezza.

Il caso di Sangineto: la tragedia del “Castello”

Antonio Perrotta, 34 anni, addetto alla sicurezza della discoteca “Castello” di Sangineto, in provincia di Cosenza, è morto nella notte tra il 9 e il 10 agosto dopo essere stato brutalmente aggredito all’esterno del locale, uno dei più frequentati della costa tirrenica calabrese. Il giovane, originario di Fuscaldo e padre di quattro figli, tra cui una bambina di pochi mesi, era stato trasportato d’urgenza all’ospedale dove è deceduto dopo ore di agonia per la gravità delle lesioni riportate.

Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Cosenza e dai carabinieri della Compagnia di Paola, coordinate dal procuratore capo Domenico Fiordalisi, si basano sull’acquisizione delle immagini di videosorveglianza della zona, che avrebbero già fornito elementi utili all’identificazione degli aggressori. La comunità locale, attraverso associazioni come Giorgio La Pira di Cosenza, ha espresso profondo cordoglio per la scomparsa del giovane, sottolineando la brutalità dell’aggressione avvenuta mentre svolgeva il proprio lavoro.

Lo stesso locale, il “Castello” di Sangineto, era già stato teatro di un altro episodio gravissimo il 28 giugno 2026, quando una sparatoria all’interno della discoteca aveva ferito due giovani, portando all’arresto di un 30enne di Cosenza per tentato omicidio aggravato.

Un’estate di risse in tutta Italia

Il caso calabrese non è isolato: da nord a sud, la stagione estiva 2026 ha registrato una lunga serie di episodi violenti legati alla movida giovanile. A Forte dei Marmi, in Versilia, una furibonda rissa tra ragazzi si è consumata in un noto locale della zona a metà luglio, andando ad aggiungersi ad altri episodi verificatisi a Viareggio, Lido di Camaiore e Pietrasanta nel corso della stessa estate.

A Lido di Camaiore, dieci giovani provenienti dalla Versilia, da Empoli e dalla provincia di Massa si sono scontrati all’alba, lasciando un diciassettenne ferito al collo da un coccio di bottiglia. A Jesolo, due risse in pochi giorni sulla spiaggia e nelle zone di passaggio dei giovani turisti hanno portato all’identificazione di tre minorenni da parte dei carabinieri. A Grosseto, decine di ragazzi si sono affrontati in pieno centro storico durante una notte di movida, con un diciottenne ferito al volto sotto gli occhi impotenti dei residenti.

Poi il caso della discoteca Praja di Gallipoli, chiusa per venti giorni a inizio agosto dopo una serie di risse, abusi su giovanissime e aggressioni ripetute.

Episodi con matrice discriminatoria

Alcuni casi assumono contorni particolarmente allarmanti per la presunta matrice organizzata degli attacchi. A Genova, un gruppo di circa venti persone con il volto coperto da caschi e passamontagna, armate di spranghe, ha aggredito una trentina di ragazzi, tra cui minori stranieri non accompagnati, nei giardini della città, in un episodio che si aggiunge a un attacco simile avvenuto pochi giorni prima nel quartiere San Fruttuoso. La Digos indaga anche sui commenti d’odio diffusi sui social media, ipotizzando l’organizzazione di vere e proprie “spedizioni punitive”.

La risposta delle forze dell’ordine

Le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli nelle zone della movida estiva, ricorrendo sempre più spesso a strumenti di prevenzione mirata. A Trieste, la Polizia di Stato ha eseguito quindici perquisizioni nei confronti di giovani tra i 18 e i 20 anni ritenuti responsabili di una serie di risse avvenute tra Trieste e Muggia, applicando misure come il Daspo urbano (Dacur) e fogli di via obbligatori. Un approccio simile a quello adottato in altre città, dove il monitoraggio tramite videosorveglianza si è rivelato decisivo per l’identificazione dei responsabili, come confermato anche nel caso di Sangineto.

Le cause sociali di un fenomeno in crescita

Secondo un’analisi pubblicata a marzo 2026, i reati commessi da adolescenti, tra cui risse, rapine e lesioni personali, sono in aumento in Italia, sebbene i numeri restino tra i più bassi in Europa. Gli esperti sottolineano come dietro l’apparente insensatezza di certi episodi si nascondano fragilità emotive diffuse e vuoti educativi, con adolescenti che, secondo le testimonianze raccolte, “usano le mani perché si sentono invisibili”.