Siamo pronti a rinunciare al pesto di cavallo di Parma, alla pastissada de caval veronese, alle brasciole pugliesi o alla polpetta al sugo che si cucina in Sicilia? C’è chi alzerà le spalle, perché la carne di cavallo non la consuma; e invece chi si arrabbierà, perché abituato a mangiare puledri e stalloni. Sia come sia, dopo anni di discussione in Parlamento sono arrivate tre proposte (Noi Moderati, Avs e M5s) che puntano a vietare la macellazione e il consumo di carne di cavallo, elevandolo ad “animale d’affezione”.
Che i provvedimenti avessero vita breve era già ampiamente pronosticabile, dal momento che i partiti di maggioranza – salvo Michela Vittoria Brambilla, che del centrodestra fa parte – non sono minimamente interessati alla questione (sotto molteplici punti di vista). Ma da qualche giorno a questa parte c’è una novità: le tre proposte di legge, accorpate in commissione Agricoltura, sono state affidate a Francesco Bruzzone, leghista, cacciatore, primo firmatario della riforma che nel 2024 avrebbe dovuto liberalizzare l’attività venatoria (il cui iter venne bloccato, per ragioni elettorali, da Fratelli d’Italia). Bruzzone, dunque, sarà


