4 Giugno 2026

Usa – La Camera approva una risoluzione per fermare la guerra in Iran

WASHINGTON - La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che chiede il ritiro delle truppe americane impegnate nel conflitto con l'Iran, infliggendo un significativo colpo politico al presidente Donald Trump. La misura è passata con 215 voti favorevoli e 208 contrari, grazie anche al sostegno di quattro deputati repubblicani che hanno…
4 Giugno 2026
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WASHINGTON – La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che chiede il ritiro delle truppe americane impegnate nel conflitto con l’Iran, infliggendo un significativo colpo politico al presidente Donald Trump. La misura è passata con 215 voti favorevoli e 208 contrari, grazie anche al sostegno di quattro deputati repubblicani che hanno votato insieme ai democratici.

La risoluzione, approvata mercoledì dalla Camera, punta a limitare i poteri del presidente in materia di interventi militari e a imporre la fine delle operazioni contro l’Iran in assenza di una specifica autorizzazione del Congresso. Si tratta della prima volta dall’inizio del conflitto che una misura di questo tipo supera il voto finale in uno dei due rami del Parlamento americano.

Il testo dovrà ora affrontare il passaggio al Senato, dove il suo futuro resta incerto. Anche in caso di approvazione definitiva, il presidente potrebbe opporre il veto, rendendo la portata della misura prevalentemente politica e simbolica.

La guerra tra Stati Uniti e Iran è iniziata alla fine di febbraio 2026 e da mesi alimenta un acceso dibattito negli Stati Uniti, con crescenti critiche da parte di una parte del Congresso per l’assenza di una formale autorizzazione parlamentare all’intervento militare.

Il voto della Camera evidenzia inoltre le prime crepe all’interno della maggioranza repubblicana, con alcuni esponenti del partito di Trump che hanno deciso di dissociarsi dalla linea della Casa Bianca. Un segnale che riflette il crescente malcontento per un conflitto che dura da oltre tre mesi e che continua ad avere conseguenze economiche e politiche sia negli Stati Uniti sia sul piano internazionale.