WASHINGTON Dopo la battuta d’arresto subita davanti alla Corte Suprema sulla cittadinanza per diritto di nascita, l’amministrazione del presidente Donald Trump starebbe valutando nuove misure per contrastare il cosiddetto “turismo della nascita”. Secondo quanto riportato da Axios, tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe quella di limitare o impedire l’ingresso negli Stati Uniti alle donne straniere in gravidanza sospettate di voler partorire nel Paese per ottenere la cittadinanza americana per il figlio.
La proposta aprirebbe un nuovo fronte nel dibattito sull’immigrazione, spostando l’attenzione dalla cittadinanza automatica dei bambini nati sul territorio statunitense ai criteri di ingresso nel Paese per i cittadini stranieri.
“La priorità del presidente Trump resta quella di proteggere il valore della cittadinanza americana per nascita”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Abigail Jackson, spiegando che il presidente ha invitato il Congresso a intervenire sulla materia. Parallelamente, il Dipartimento di Giustizia intensificherà le indagini sui casi di presunto “turismo della nascita”.
Anche il vice procuratore generale Colin McDonald ha sottolineato che la normativa statunitense già consente di perseguire eventuali irregolarità legate a questo fenomeno, in particolare nei casi in cui i richiedenti ottengano un visto fornendo informazioni false sul motivo o sulla durata del soggiorno negli Stati Uniti.
Con l’espressione “turismo della nascita” si indica la pratica di recarsi negli Stati Uniti con l’obiettivo di far nascere il proprio figlio sul suolo americano, consentendogli così di acquisire automaticamente la cittadinanza statunitense in base al principio dello ius soli.
Secondo le stime citate da Axios, ogni anno i casi sarebbero compresi tra 20.000 e 26.000. Un numero comunque limitato se confrontato con i circa 3,6 milioni di bambini nati negli Stati Uniti nel 2025, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

