Un ritratto lucido e spietato della stagione più sanguinosa della nostra Repubblica. Si può riassumere così la trama di Una settimana di bontà 1975, uno spettacolo grottesco e tragico sugli Anni di piombo, andato in scena al teatro Fontana di Milano dal 13 al 15 febbraio.
Nessuna pretesa di cronaca storica, qui è il racconto dal basso a dominare: in una narrazione suddivisa in sette quadri, vediamo emergere l’ipocrisia umana dietro la patina di perbenismo, il conformismo dietro le pretese di rivoluzione, la tradizione più conservatrice dietro i grandi ideali. Il risultato è uno spettacolo spassoso, stridente e per certi versi molto attuale.
Nel primo episodio vediamo sette ragazzi che discutono della propria compagnia di amici, parlando di un ragazzo (che chiamano, apparentemente in maniera affettuosa, ‘il Nano’) che in quel momento non c’è. Uno dei personaggi fa sapere al resto del gruppo di aver letto sul giornale che proprio quel giorno si inaugura ‘la settimana di bontà’. Nel resto della pièce, invece, lo spettatore assisterà a sette situazioni, in linea con i giorni della settimana, che giocano con lo
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