Pd, M5S, Avs, Italia Viva e Azione presentano documenti separati. Il sostegno della premier a Kiev raccoglie consensi anche tra gli avversari: applaudono Casini, Sensi, Verini, Delrio, Zampa e Calenda
ROMA – Cinque forze politiche, cinque risoluzioni distinte. Il confronto al Senato sulle comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo ha mostrato le difficoltà delle opposizioni nel trovare una posizione comune, con l’Ucraina tra i principali punti di divisione. Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Azione hanno presentato ciascuno un proprio documento, mentre la maggioranza ha depositato due testi condivisi, uno generale e uno specificamente dedicato a una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche.
A rendere evidente la distanza tra le diverse componenti dell’opposizione sono stati anche gli applausi rivolti alla presidente del Consiglio durante i passaggi sul sostegno a Kiev. Ai consensi del centrodestra si sono uniti esponenti riformisti del Pd, Carlo Calenda e i senatori di Italia Viva. Un’immagine politicamente significativa, che non equivale però a un sostegno complessivo al governo.
I riformisti applaudono la linea su Kiev
Tra coloro che hanno applaudito figurano Filippo Sensi, Walter Verini, Graziano Delrio e Sandra Zampa, oltre all’indipendente Pier Ferdinando Casini. Dai banchi delle opposizioni sono arrivati consensi quando Meloni ha ribadito la necessità di aiutare l’Ucraina a difendersi dall’aggressione russa.
Delrio ha poi richiamato nel suo intervento il valore politico ed europeo del sostegno a Kiev: la difesa dell’Ucraina, ha spiegato, non riguarda soltanto la convenienza economica, ma i principi sui quali si fonda l’Unione europea.
Verini ha precisato il significato dell’applauso, distinguendo il giudizio sul passaggio dedicato all’Ucraina da quello sull’intero intervento della premier: «Chi ha applaudito ha applaudito solo quel passaggio». Zampa ha invece sottolineato anche le divergenze nella maggioranza, richiamando le posizioni di Matteo Salvini.
Cinque documenti, nessuna sintesi comune
La frammentazione delle opposizioni ha trovato una rappresentazione concreta nei testi depositati. Le cinque risoluzioni separate hanno impedito di presentare una piattaforma unitaria da contrapporre a quella del governo. Sull’Ucraina, in particolare, restano distanze che rendono difficile una sintesi tra le diverse forze politiche.
Il dato va però distinto dal perimetro di un’eventuale coalizione: la presentazione di documenti autonomi da parte di tutte le opposizioni, compresa Azione, non significa che i cinque partiti appartengano già a un’alleanza politica formalizzata.
Anche il governo ha differenziato il proprio giudizio sui testi: parere contrario alle risoluzioni di Pd, M5S, Avs e Italia Viva, con un’apertura a quella di Azione.
Approvati i testi della maggioranza, preclusi quelli delle opposizioni
L’Aula ha approvato la risoluzione generale del centrodestra con 104 voti favorevoli, 61 contrari e quattro astensioni. Il secondo documento, dedicato all’Ucraina, è passato con 108 sì, un voto contrario e due astensioni. Quest’ultimo impegna il governo a promuovere iniziative diplomatiche per una tregua immediata negli attacchi alle infrastrutture energetiche tra Russia e Ucraina.
Le opposizioni hanno contestato la scelta di presentare due risoluzioni della maggioranza, chiedendo che il secondo testo fosse assorbito nel primo, e non hanno partecipato alla relativa votazione. L’approvazione dei documenti del centrodestra ha quindi precluso il voto sulle cinque risoluzioni alternative: non si è trattato, dunque, di cinque bocciature distinte.
La seduta consegna così due elementi politici: la difficoltà delle opposizioni a trasformare le proprie differenze in una proposta comune e la possibilità, sul sostegno all’Ucraina, di convergenze che attraversano gli schieramenti. Gli applausi a Meloni rendono visibile questa seconda dinamica, senza cancellare il dissenso dei riformisti sulle altre scelte dell’esecutivo.

