Donald Trump avrebbe minacciato ieri di “bombardare” l’Oman, accusando il Paese di non aver agito correttamente e di poter ostacolare un’intesa sul nucleare iraniano. Mascate, che controlla la sponda meridionale dello stretto di Hormuz, svolge da anni un ruolo di mediazione tra Washington e Teheran.
All’interno dell’amministrazione statunitense emergerebbero tuttavia posizioni differenti sul ruolo dell’Oman. Alcuni funzionari ritengono che Mascate favorisca l’Iran, mentre altri considerano i consolidati rapporti del Paese con Teheran un elemento indispensabile per tentare una mediazione.
I negoziati tra Iran e Oman per consentire la ripresa del traffico commerciale nello stretto di Hormuz sarebbero in corso. La Casa Bianca teme però che un eventuale accordo possa rafforzare il controllo iraniano sulla strategica rotta marittima, attraverso la quale, prima della guerra, transitava circa un quinto delle forniture energetiche mondiali.
Secondo il quotidiano citato, le tensioni con l’Oman rifletterebbero anche la crescente irritazione di Trump nei confronti degli alleati ritenuti poco impegnati nel sostegno agli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. Il presidente avrebbe recentemente disposto una riduzione delle esercitazioni militari con la Corea del Sud, dopo il rifiuto di Seul di partecipare alle operazioni per riaprire lo stretto di Hormuz, criticando inoltre alcuni Paesi europei.
È intanto scaduto senza risultati il termine di 60 giorni fissato da Trump a giugno per porre fine al conflitto e impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari. Washington farebbe ora affidamento soprattutto su Qatar e Pakistan per i contatti diplomatici, mentre l’Oman, inizialmente centrale nei negoziati, sembrerebbe aver perso parte della sua influenza nel processo di mediazione.

