Truffe sui bonus edilizi per circa 160 milioni: sei arresti a Salerno e provincia dopo il maxi sequestro di beni. Due organizzazioni, composte da professionisti e imprenditori, sono state smantellate. I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico‑Finanziaria di Salerno hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare emesso dal GIP del Tribunale di Salerno — su richiesta della Procura — nei confronti di sette persone residenti nella provincia: uno è finito in carcere, cinque agli arresti domiciliari e uno è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato, oltre che di reati fallimentari e tributari, per la loro presunta appartenenza a un complesso sistema illecito gestito da due gruppi criminali attivi sul territorio salernitano.
Secondo l’ipotesi dell’accusa — riportata nel comunicato firmato dal procuratore Raffaele Cantone — i sodalizi avrebbero messo a punto e amministrato un complesso schema volto a creare e poi monetizzare crediti d’imposta fittizi per milioni di euro. I crediti sarebbero stati generati mediante l’utilizzo indebito delle agevolazioni legate ai bonus edilizi, tra cui il Bonus Facciate, il Superbonus 110%, l’Ecobonus e il Sismabonus. Tra i destinatari delle misure figurano professionisti del settore contabile, imprenditori e altri soggetti che, secondo gli esiti delle indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico‑Finanziaria di Salerno e coordinate dalla Procura, avrebbero svolto ruoli rilevanti nelle attività illecite contestate.
L’operazione di oggi si inserisce in un filone investigativo che lo scorso 17 giugno aveva già portato all’esecuzione di un decreto di sequestro disposto dal GIP del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura. Quel provvedimento aveva disposto il sequestro preventivo, sia diretto sia per equivalente, di crediti e disponibilità per un valore complessivo pari a circa 160 milioni di euro.
Particolare attenzione è stata dedicata alla ricostruzione dei flussi finanziari riconducibili ai proventi dei reati. L’analisi delle movimentazioni bancarie ha permesso agli investigatori di individuare operazioni ritenute indicative di riciclaggio e autoriciclaggio per un importo complessivo di circa 17 milioni di euro. In alcuni casi, tali somme sarebbero state trasferite all’estero, con destinazioni individuate in Cina, India e Pakistan.

