TRIESTE – Un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti è stata smantellata nell’ambito dell’operazione “King George”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta dalla Guardia di Finanza di Trieste con il supporto del Servizio centrale investigativo criminalità organizzata.
Il bilancio dell’operazione è di 16 persone arrestate, 35 indagate, quasi 100 chilogrammi di droga sequestrati e beni per un valore complessivo di 1,1 milioni di euro sottoposti a sequestro preventivo.
L’indagine ha preso il via da un controllo eseguito a Latisana, in provincia di Udine, che aveva portato all’arresto di due corrieri e al sequestro di due chilogrammi di marijuana. Da quell’episodio gli investigatori sono riusciti a ricostruire una presunta rete criminale composta prevalentemente da cittadini albanesi, operativa in diverse province della Lombardia.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo era organizzato con una struttura gerarchica e adottava particolari accorgimenti per sfuggire alle investigazioni. Gli affiliati comunicavano attraverso piattaforme criptate, cambiavano frequentemente telefoni cellulari, schede Sim e perfino i veicoli utilizzati per il trasporto della droga.
Gli approvvigionamenti di cocaina, marijuana e hashish avvenivano lungo la cosiddetta rotta balcanica, grazie ai collegamenti tra organizzazioni criminali albanesi e gruppi attivi in Italia. Nel corso dell’inchiesta è stata inoltre scoperta una serra per la coltivazione di marijuana nelle campagne del Pavese.
Una volta giunti in Italia, gli stupefacenti venivano nascosti in appartamenti e autorimesse intestati a prestanome incensurati. Successivamente la droga veniva distribuita nelle principali piazze di spaccio lombarde e in diverse località turistiche del Nord Italia.
Per la fase operativa l’organizzazione si avvaleva di corrieri incaricati del trasporto e di altri soggetti addetti alla preparazione delle dosi. Tra gli esecutori figuravano cittadini italiani e giovani albanesi senza precedenti penali, che rimanevano sul territorio nazionale per periodi limitati, fino a 90 giorni, prima di essere sostituiti da altri componenti del gruppo.
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia prosegue ora per accertare eventuali ulteriori responsabilità e ricostruire l’intera rete di approvvigionamento e distribuzione dello stupefacente.

