TREVISO – “Non festeggio mio padre perché mi dà sempre le botte”. Sarebbe stata questa la risposta di un bambino di 11 anni a una domanda della sua insegnante in occasione della festa del papà, una frase che ha fatto scattare l’allarme e dato origine a un’indagine per presunti maltrattamenti in famiglia.
Una vicenda dolorosa, ricostruita dalla Tribuna di Treviso, che ha portato a processo entrambi i genitori del ragazzino, residente in provincia di Treviso. Al termine della requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto sei anni di carcere per il padre e tre anni e sei mesi per la madre, per un totale di nove anni e sei mesi di reclusione.
L’inchiesta sarebbe partita nel marzo scorso, dopo che il personale scolastico ha segnalato ai carabinieri le parole pronunciate dal bambino. La risposta alla domanda dell’insegnante ha spinto ad approfondire la situazione familiare del minore. Dopo alcuni colloqui protetti con il ragazzino, i militari hanno avviato gli accertamenti per verificare quanto raccontato.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il bambino sarebbe stato costretto ad alzarsi ogni mattina all’alba per occuparsi della stalla delle capre della famiglia, prima di andare a scuola. Gli investigatori avrebbero inoltre raccolto elementi relativi a presunti insulti, minacce e percosse che si sarebbero ripetuti nel tempo.
Un ruolo centrale nell’indagine lo avrebbero avuto le intercettazioni ambientali effettuate nell’abitazione in cui il bambino viveva con i genitori e i fratelli. Le registrazioni, durate circa un mese, avrebbero consentito agli inquirenti di ricostruire il clima domestico e di documentare presunti episodi di violenza. A scuola, invece, il ragazzino sarebbe stato descritto come uno studente bravo e ben inserito nella classe.
Tra gli episodi contestati, uno dei più gravi risalirebbe al maggio 2025, quando il bambino, secondo la ricostruzione riportata dal quotidiano, si sarebbe sentito male a causa di un’influenza intestinale. Durante un momento trascorso in casa con i fratelli, un gesto scherzoso nei confronti del fratellino più piccolo avrebbe provocato una reazione aggressiva. Il padre avrebbe iniziato a insultarlo e, successivamente, lo avrebbe colpito ripetutamente con una cinghia, otto volte secondo quanto emerso dalle registrazioni. Anche un fratello maggiore sarebbe stato coinvolto nell’episodio, sputando addosso al bambino.
Il giorno successivo all’episodio, i carabinieri sarebbero intervenuti nell’abitazione, arrestando il padre con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. L’uomo era stato inizialmente sottoposto agli arresti domiciliari, misura revocata pochi giorni dopo. Per tutelare il minore, è stato disposto il trasferimento in una comunità protetta, dove il bambino vive tuttora e prosegue il proprio percorso scolastico.
La vicenda è ora arrivata alla fase conclusiva del processo di primo grado, con la richiesta del pubblico ministero di condannare il padre a sei anni di reclusione e la madre a tre anni e sei mesi. Si tratta delle richieste dell’accusa, sulle quali dovrà pronunciarsi il tribunale. I genitori sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

