Tragedia alle Maldive: recuperati i corpi degli ultimi sub. Il tour operator: “Nessun permesso per la grotta”

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MALDIVE – Si sono concluse nel modo più drammatico le operazioni di ricerca nell’atollo di Vaavu. I sommozzatori hanno recuperato a 60 metri di profondità gli ultimi due corpi dei cinque sub italiani rimasti vittima di un tragico incidente lo scorso 14 maggio, durante un’immersione nella grotta di Alimathà. Un team di esperti speleosub finlandesi ha riportato in superficie i cadaveri della ventiduenne Giorgia Sommacal e del trentunenne Muriel Oddenino, dopo il precedente ritrovamento dei corpi della professoressa Monica Montefalcone e di Federico Gualtieri.

Mentre il bilancio delle vittime si fa definitivo, restano ancora molte incognite da sciogliere sulla dinamica della tragedia. La Procura di Roma ha avviato un’indagine per omicidio colposo e nei prossimi giorni verrà eseguita l’autopsia sul corpo di Gianluca Benedetti, il capobarca individuato subito dopo l’incidente. Gli inquirenti italiani sentiranno inoltre i familiari delle cinque vittime per ricostruire gli ultimi dettagli della spedizione.

L’ipotesi del disorientamento e l’attrezzatura inadeguata

Al momento, l’ipotesi giudicata più probabile dagli esperti è quella del disorientamento all’interno della grotta marina. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, il gruppo stava effettuando l’immersione utilizzando semplici bombole ad aria, un’attrezzatura solitamente destinata al solo “assetto ricreativo”. I sub non avevano con sé la miscela Nitrox, una combinazione di gas che avrebbe permesso loro di rimanere in acqua più a lungo e di gestire la permanenza in profondità senza le gravi controindicazioni legate all’aria compressa tradizionale.

Il tour operator: “Immersione in ambiente estremo e senza permessi”

A complicare il quadro della vicenda intervengono le dichiarazioni formali della società che ha organizzato il viaggio. Il legale del tour operator che ha venduto la crociera scientifica ha precisato che il gruppo non era in possesso dei permessi necessari per effettuare un’immersione in un ambiente estremo come quello della grotta di Alimathà. Le indagini dovranno ora stabilire chi abbia autorizzato la discesa in profondità e perché siano state ignorate le severe misure di sicurezza previste per la speleologia subacquea.

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