Ci siamo. Il conto alla rovescia volgerà stasera definitivamente al termine. Si parte. Iniziano i Mondiali d’America 2026. La competizione sportiva più attesa al mondo dopo le Olimpiadi, ogni quattro anni. I riflettori più ambiti, quelli stellari, quelli dei sogni. Per quella che sarà la kermesse iridata più grande di sempre a livello calcistico: la rivoluzione voluta da Infantino sta prendendo atto, decolla il Mondiale a 48 squadre.
Riuscita? Beh, non è che siamo partiti nel migliore dei modi. La geopolitica e le tensioni del Pianeta hanno avuto la meglio, in questi ultimi giorni: il quartier generale dell’Iran è soltanto in Messico, non negli Stati Uniti. Rispedite al mittente diverse figure, su tutte quella più clamorosa dell’arbitro Artan: il miglior direttore di gara d’Africa 2025, selezionato per coronare finalmente il suo strameritatissimo sogno Mondiale, respinto a Miami in quanto soggetto al Travel Ban imposto da Trump al suo paese, la Somalia. Rientrato in patria, ovazione e proclamazione a Mogadiscio: in migliaia a rendergli onori, comunque, a farlo sentire una star internazionale, motivo comunque d’orgoglio del popolo somalo.
Ma stasera, in qualche maniera, si parte. L’appuntamento non è soltanto fissato alle 21 per Messico-Sudafrica, bensì alle 19.30 per l’avvio della cerimonia a Città del Messico. Se storia e destini Mondiali aprirà la stessa gara che avviò le danze a parte invertite in quel di Sudafrica 2010, stavolta si apre la scena allo stadio Azteca: c’è Shakira, ancor filo conduttore, che lancerà l’inno ufficiale della kermesse, il suo “Dai Dai”, erede del Waka Waka a tinte africane di 16 anni fa. Previsti sul palco tanti artisti, messicani e non: dai Manà ad Ocean, sarà una cerimonia d’apertura per tutti i gusti. Ma la grande novità è che non sarà l’unica: in tutto tre, una per ogni paese ospitante. Così anche in USA e Canada, i paesi che ospiteranno la kermesse: nelle prossime notti, alle prime negli altri due paesi, altre cerimonie d’aperture, dunque. Il Messico, dal canto suo, aprirà la prima partita: terzo Mondiale domestico, dopo le edizione 1970 e 1986.
L’altra grande novità a cui assisteremo e che assaggeremo per la prima volta sarà la modalità d’esecuzione degli inni nazionali. Che non coinvolgeranno più soltanto gli undici titolari; bensì tocca a delegazione completa, dureranno di più, bandiere più lunghe e gruppo squadre uno di fronte all’altro, un pochino come avviene nel rugby quando ad esempio gli All Blacks lanciano la loro Haka.

